Altroconsumo valuta responsabilità sociale dei supermercati: vince Coop

Non conta solo il prezzo nella valutazione dei supermercati. Qual è la politica di responsabilità sociale seguita dalla grandi insegne? Rispettano fornitori, lavoro e ambiente? A queste domande ha cercato di rispondere un’indagine di Altroconsumo volta a disegnare una “bussola etica” per la spesa, tracciando l’identikit di sei grandi insegne: Coop, Auchan, Carrefour, Lidl, Conad, Esselunga. Coop spicca sulle altre per l’impegno etico, mentre la sigla più debole nel campo della responsabilità sociale risulta Esselunga.

“Consumare in modo responsabile significa anche tenersi alla lontana dalle insegne che inseguono solo il profitto, facendo pesare offerte e promozioni solo sulle spalle dei piccoli fornitori, non più in grado, così, di garantire salari equi, condizioni di lavoro adeguate e buona qualità dei prodotti”: queste le parole con le quali Altroconsumo spiega la sua indagine, fatta attraverso un questionario che ha “interrogato” le sei insegne della grande distribuzione che da sole fanno più della metà del fatturato. Sono state valutate le informazioni pubblicamente disponibili sulla loro politica etica e poi è stata fatta richiesta della documentazione di prova. Quale il risultato?

Politiche buone per la Coop: “Spicca sulle altre insegne per un impegno etico che non resta sulla carta: ha documentato tutte le attività etiche che dichiara, tra cui quella di garantire che i fornitori paghino il salario giusto ai dipendenti”, spiega Altroconsumo. Politiche accettabili per Auchan: “Le buone intenzioni ci sono: dal garantire un prezzo equo ai produttori fino a verificare il rispetto dei diritti dei lavoratori. Ma riesce a dimostrare solo la metà delle attività che dichiara”.

Le politiche seguite dalle insegne sono considerate mediocri nel caso di Carrefour, Lidl e Conad. La prima è “l’unica a non aver collaborato all’inchiesta, ma le sue politiche sono esplicitate e documentate discretamente sul sito. Il giudizio è penalizzato dalla mancanza di informazioni sui fornitori e sulle condizioni commerciali con quelli dei Paesi in via di sviluppo”. Anche per Lidl manca trasparenza sulle politiche di responsabilità sociale: il Codice di condotta non è disponibile, non c’è traccia di un bilancio sociale e l’impegno etico dichiarato è documentato solo in pochi casi. L’indagine di Altroconsumo considera mediocri anche le politiche seguite da Conad, perché sono poche quelle che rispondono agli standard richiesti e poche quelle documentate, mentre non ci sono report sui controlli ai fornitori per verificare il rispetto degli standard sociali e lavorativi dichiarati.

Il giudizio peggiore è però per Esselunga, le cui politiche sono considerate pessime. Afferma Altroconsumo: “E’ il più debole sulla responsabilità sociale: poco si evince dalle scarne informazioni disponibili sul sito e le risposte al questionario non sono verificabili perché non ci sono documenti a testimoniare l’attività sul campo”.

Un commento a “Altroconsumo valuta responsabilità sociale dei supermercati: vince Coop”

  1. Costante ha detto:

    La GDO, ed anche queste insegne NON rispettano invece la responsabilità sociale, lo sa benissimo anche Altroconsumo, che invece lo vuole ignorare. Quando un prodotto di marca ha successo commerciale, ed è costato caro alle Aziende produttrici in termini di ricerca, controlli, qualità, marketing, impegni commerciali con sconti notevoli anche alla grande distribuzione, in disprezzo alla correttezza, il prodotto viene copiato a marchio GDO, fatto produrre a produttori presi per il collo al prezzo voluto dalla GDO, continuamente sotto timore di fallire se manca la commessa. tali produttori sono costretti a rifornirsi ed utilizzare materie prime ai limiti di capitolato e di qualità. In tal modo si riducono i margini per sviluppo alle aziende serie e alla lunga non ci guadagna nessuno, se non la GDO, tanto meno i consumatori che solo per un po’ godono di un piccolo sconto, e si rischiano fortemente i livelli occupazionali consolidati e le capacità di ricerca e sviluppo di chi lavora seriamente ed è fiore all’occhiello della nostra industria agroalimentare, mentre i livelli dei piccoli copacker rimangono ugualmente bassi e continuamente a rischio. E QUESTA LA CHIAMATE ” RESPONSABILITA’ SOCIALE” !!!??? Ma di questo, ciecamente e senza voler vedere oltre il proprio naso, non ci si vuole accorgere, mentre è una delle peggiori piaghe che minano il mercato.