Antitrust, più Europa e legalità per uscire dalla crisi

A cosa serve l’Antitrust in un momento di crisi? Non sarebbe meglio eliminare tutti i vincoli al mercato? Chi pensa questo sbaglia: la concorrenza è il motore della crescita e serve ad uscire dalla crisi. Ma “occorre superare gli attuali corporativismi e miopie politiche”. “Abbiamo bisogno di più Europa, ma l’austerity da sola non basta: occorre crescita”. E’ questo il messaggio forte lanciato dal Presidente dell’Antitrust Giovanni Pitruzzella in occasione della presentazione della sua prima Relazione, in corso oggi a Roma / Associazioni dei consumatori sostengono ruolo Antitrust 

Regole e legalità sono strettamente legate al funzionamento del mercato ed è per questo che “siamo contenti che il Parlamento abbia recepito la proposta di un rating della legalità per le aziende che sarà operativa prima della pausa estiva, al termine della consultazione sul regolamento che è già pronto”. “Questo è un fatto innovativo – ha affermato Pitruzzella – che ci fa guardare all’Europa poiché dire che la legalità è un principio forte dell’Italia è una condizione necessaria ad attrarre investimenti stranieri”.  

Pitruzzella ha ricordato che l’Antitrust all’inizio di quest’anno ha inviato “una corposa segnalazione al Parlamento con alcune misure concrete” per la liberalizzazione di alcuni settori produttivi del nostro Paese. Misure che sono state in gran parte recepite nel Decreto Cresci Italia, infatti il giudizio dell’Autorità sul decreto è positivo, ma “le liberalizzazioni sono un processo e non possiamo certo fermarci qui”.

Ad esempio nel  trasporto su ferro la concorrenza è ancora insufficiente e bisogna proseguire sulla strada delle liberalizzazioni, regolate da un’Autorità indipendente che potrà intervenire sulle criticità. “Con l’ingresso di un secondo operatore nel settore dell’alta velocità, la presenza di un regolatore indipendente dovrà garantire che il confronto competitivo avvenga in un ambito caratterizzato da un’effettiva parità di condizioni di accesso alla rete”. Ma sappiamo che la partita tra Trenitalia e Nuovo trasporto veloce si sta giocando già con qualche colpo basso: l’azienda di Montezemolo ha presentato un esposto proprio all’Antitrust a proposito della “gabbia” realizzata da Rfi nella stazione Ostiense di Roma, che ostacola il transito dei passeggeri verso Italo, il treno di Ntv. Una gabbia che nei giorni scorsi è stata definita da qualcuno il simbolo della profonda ostilità del nostro Paese alla concorrenza.

“Siamo preoccupati della riforma forense – ha aggiunto il Presidente dell’Antitrust – perché bisogna evitare che si facciano passi indietro in senso corporativo. Le limitazioni all’apertura dei mercati e al pieno dispiegarsi della concorrenza nel settore dei servizi professionali potranno avvenire esclusivamente nella misura strettamente necessaria alla tutela di altri interessi pubblici e particolarmente per rimediare alle asimmetrie informative tra il professionista e il cliente”.

Un altro mezzo passo avanti è quello fatto nel settore del gas: “E’ importante che il decreto Cresci Italia abbia separato Snam da Eni, ma noi vigileremo sulle modalità di attuazione del decreto verificando che non si creino legami anticompetitivi tra le società facenti capo a Cassa depositi e prestiti”, cui è stata attribuita la proprietà della rete.

Il Presidente Antitrust ha poi parlato del web e delle nuove frontiere che ha aperto, sia in termini di commercio che in termini di informazione. L’Antitrust guarda con favore alle potenzialità di crescita dell’e-commerce, ma lo fa con un occhio sempre rivolto alla tutela del consumatore: “il mercato vive di diritto e per funzionare ha bisogno della fiducia”, per questo l’opera dell’Antitrust sta andando oltre i casi noti (Italia-Programmi su tutti) e sta procedendo all’oscuramento preventivo di alcuni siti.

Qualche giorno fa, infatti, è stato oscurato un sito che vendeva farmaci online. “L’operatore – ha spiegato Pitruzzella – si sarebbe avvalso di un sito in lingua italiana per indurre i consumatori italiani a ritenere che la vendita di farmaci online in Italia sia del tutto lecita, mentre tale attività è vietata in quanto la legge nazionale impone la necessaria intermediazione di un farmacista”. Questa è una delle tante sfide legate alla diffusione del commercio elettronico che rappresenta senza dubbio un fattore di stimolo alla crescita, alla concorrenza e all’integrazione dei mercati, ma è al tempo stesso uno strumento pieno di insidie per il consumatore.

Oltre al monitoraggio, però, è fondamentale l’educazione del consumatore che deve avere tutte le informazioni e le conoscenze necessarie a far sì che non cada vittima delle condotte scorrette dei professionisti. In questa direzione l’Antitrust ha preparato un vademecum sui prodotti cosmetici che sarà pubblicato presto sul sito.

Ma il web pone anche altre sfide e Pitruzzella ha voluto lanciare il tema di Google e della possibile posizione di monopolio che il motore di ricerca potrebbe trovarsi ad avere nel settore della raccolta pubblicitaria. “Troppo poco è stato fin qui fatto” visto che sono in ballo ben due principi costituzionali: quello del pluralismo dell’informazione e quello della concorrenza. “Le potenzialità del mercato pubblicitario digitale sono limitate dalla concorrenza dei grandi attori web internazionali, originariamente estranei al mondo dei media, che ormai hanno acquisito posizioni di particolare forza economica che possono finire per depotenziare le opportunità del mercato digitale. I motori di ricerca come Google e i cosiddetti social network ormai costituiscono un passaggio obbligato per la distribuzione dei contenuti web e Google, avvalendosi di questa posizione, si è posto l’obiettivo di divenire protagonista assoluto nel mercato della raccolta pubblicitaria”.

Secondo il Presidente dell’Antitrust “l’assenza di regole adeguate rischia di marginalizzare l’industria editoriale, nonostante i significativi investimenti per realizzare processi di integrazione multimediale”. L’Autorità è favorevole alla proposta di “inserire nel novero delle attività ricomprese nel Sistema Integrato delle Comunicazioni (SIC) quelle svolte da operatori fornitori di contenuti, gestori di portali, motori di ricerca, social network, che competono con gli editori tradizionali nell’attività di vendita degli spazi pubblicitari agli inserzionisti”.

Ma non finisce qui: l’Antitrust ne ha un po’ per tutti. La Pubblica Amministrazione, ad esempio, entra per la prima volta nella relazione dell’Autorità perché per la crescita è fondamentale superare l’inefficienza burocratica che fa scappare gli investimenti stranieri e scoraggia qualsiasi attività economica.

“Noi proponiamo una cosa forte – ha affermato Pitruzzella – quando vengono introdotte delle regole nuove, che hanno dei costi burocratici per i cittadini e per le imprese, questi devono essere detratti dal fisco. Si tratta di una proposta forte che dovrebbe disincentivare i ritardi e le inefficienze”.

Infine, l’Antitrust ha un occhio vigile sul settore delle banche e delle assicurazioni. Fin’ora si è occupata di questioni urgenti, come l’operazione di integrazione tra Unipol e il Gruppo Premafin/Fondiaria Sai per evitare effetti irreversibili sul capitale delle società coinvolte, nonché sui mercati rilevanti e sui rapporti concorrenziali tra gli operatori interessati. Adesso l’Autorità potrà occuparsi di altro, anche perché è in corso un’indagine conoscitiva sui prezzi dei servizi bancari, e al termine di questa probabilmente verrà elaborata una segnalazione.

In generale, sulla tutela del consumatore va fatto un chiarimento: il Consiglio di Stato ha detto che se c’è un’Autorità indipendente che regola un settore, è lei che deve intervenire per far applicare le regole. Ma questa sovrapposizione potrebbe creare “pericolosi vuoti di tutela, non essendo la disciplina settoriale attrezzata per coprire tutte le forme in cui si manifestano le pratiche commerciali scorrette”. C’è quindi un alto rischio che, in futuro, il consumatore possa essere esposto a una tutela frammentata e disomogenea, variabile in funzione del mercato in cui viene effettuato l’atto di consumo.

Una soluzione a questa situazione va trovata con “una maggiore sinergia e collaborazione tra le diverse Autorità” anche attraverso protocolli d’intesa che in alcuni casi si sono dimostrati utili: ad esempio nel settore del credito, il protocollo firmato dall’Antitrust con la Banca d’Italia ha prodotto ottimi risultati, evitando sovrapposizioni tra le due istituzioni. Nella stessa prospettiva, sono in procinto di essere sottoscritti analoghi protocolli con l’Autorità per l’energia elettrica e il gas e con l’Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici. La normativa va quindi modificata per fare chiarezza su una situazione oggettivamente non chiara in merito alle regole applicabili e al soggetto chiamato a garantirne il rispetto. Bisogna “disegnare il perimetro d’intervento delle diverse Autorità, pervenendo a un assetto nel quale ciascuna di esse possa offrire il proprio apporto per garantire al consumatore la più ampia tutela possibile”.

di Antonella Giordano

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