Censis-Confcommercio: fiducia su, ma famiglie rimandano spese e consumi

Il perdurare della crisi, le difficoltà occupazionali e il peso delle tasse alimentano nelle famiglie un clima di incertezza, disorientamento e attesa che continua a mantenere congelati e in stallo i consumi, in attesa di provvedimenti su tasse e lavoro che facciano ripartire l’economia. Anche se il clima di fiducia torna a migliorare, lo stesso non accade per i consumi, per i quali non c’è ancora ripresa. Più del 50% delle famiglie ha visto peggiorare le proprie capacità di spesa rinviando quelle rimandabili (ristrutturazione dell’abitazione, acquisto di elettrodomestici e di automobili) e tagliando, di conseguenza, i consumi: il 62,3% ha ridotto pranzi e cene fuori casa, il 58% cinema e svaghi, il 51% l’acquisto di generi alimentari. Questo quanto emerge dall’indagine su “Clima di fiducia e aspettative delle famiglie italiane nel primo semestre 2014”, l’Outlook Confcommercio-Censis.

Per la prima volta dal 2011 migliora il clima di fiducia delle famiglie con una quota di ottimisti (37,3%) che supera quella di chi guarda con sfiducia all’immediato futuro (24,6%), ma a prevalere è il senso di incertezza con una quota pari al 38,2%. Si legge nel report dell’indagine:Nonostante lo stemperamento del pessimismo ed i primi deboli segnali di arresto della crisi, la capacità di spesa della maggior parte delle famiglie italiane continua ad essere ai minimi, fiaccata da anni di crisi, dalla mancanza di lavoro e da un’imposizione fiscale che ha depotenziato qualsiasi possibilità di inversione del ciclo negativo dei consumi”.

Così, oltre la metà delle famiglie ha visto peggiorare le proprie capacità di spesa nell’ultimo anno: oltre 4 milioni di famiglie negli ultimi mesi non sono riuscite a coprire tutte le spese con le proprie entrate (reddito da lavoro, pensione, rendita o altro), mentre per 17 milioni circa di famiglie, pari al 68%, essenzialmente il bilancio è andato in pari, cioè si sono spese esattamente tutte le entrate, senza quindi poter risparmiare.

In questa situazione, i consumi continuano a stare in stallo e le famiglie continuano a rinviare spese quali ristrutturazione di casa, acquisto di nuove auto, elettrodomestici o mobili. L’uscita dalla crisi, evidenzia l’Outlook, non sarà a breve tempo, perché “troppo forte e diffuso resta il senso di incertezza che regna nella grande maggioranza delle famiglie, che si percepisce ormai profondamente vulnerabile in caso di una consistente spesa imprevista”. Tanto che il 73,5% degli intervistati ha dichiarato che avrebbe difficoltà ad affrontare spese improvvise, il 27,5% ha difficoltà a pagare le tasse, il 17% ha difficoltà a rispettare le scadenze di pagamento.

In una lista di criticità che riguardano l’intero Paese, il primo elemento di vulnerabilità segnalato dagli intervistati è la mancanza di lavoro (quasi il 41%), seguito da una classe politica e dirigente reputata incapace di affrontare i problemi (37,2%) e dall’eccessivo livello di tassazione, che oggi impedisce il ritorno alla crescita (23,3%).

In tutto questo, il Governo del premier Matteo Renzi sembra avere ancora un capitale di fiducia consistente: “Il 66% del campione ritiene, infatti, pur con diverse sfumature, che il Governo abbia buone possibilità di far superare al Paese la lunga fase di crisi economica – si legge nel report – ed il 76% ritiene, pur con molti distinguo, che esso abbia discrete chance di realizzare il piano di riforme annunciato”.

Di fronte a questi dati non manca la reazione dei Consumatori. Il Codacons sostiene che “la via d’uscita da questa crisi sia una riforma fiscale, per non dire in una rivoluzione fiscale, che, a parità di gettito,  riduca le tasse proporzionali ed aumenti quelle progressive, spostando la tassazione da quel 50% degli italiani più in difficoltà, che per il Censis hanno visto peggiorare le loro condizioni di vita, a quel 50% che sta meglio e riesce ad arrivare a fine mese o, meglio ancora, a quel 10% di italiani che detiene il 50% della ricchezza del Paese”.

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