Coldiretti-Swg, italiani e crisi: meno spese e meno sprechi

Gli italiani sono in difficoltà economica, e questo è chiaro da tempo. Cambiano i comportamenti di consumo: la spesa è diventata uno slalom alla ricerca di promozioni e offerte speciali. Lo stesso carrello della spesa è cambiato: dentro ci sono più pasta e meno carne. A molte spese si rinuncia, prima di tutto all’abbigliamento e a viaggi e vacanze. Se un dato positivo emerge dalla crisi, è però la tendenza a limitare gli sprechi alimentari, facendo la spesa in modo più attento e utilizzando gli avanzi nel pasto successivo. Sono gli italiani al tempo della crisi fotografati da Coldiretti-Swg.

Il quadro proviene dall’indagine “I comportamenti degli italiani nel tempo della crisi”, realizzata da Coldiretti-Swg e presentata oggi durante il Forum internazionale dell’agricoltura e dell’alimentazione in corso a Villa d’Este, a Cernobbio. Fotografa un cambiamento di spesa e consumi frutto della crisi economica, che allo stesso tempo sta però polarizzando consumi e consumatori. Chi è più in difficoltà rinuncia spesso alla qualità del cibo, mentre gli altri – quelli che hanno più reddito, quelli che sono attenti alla tipicità – continuano ad acquistare prodotti di origine controllata e bio.

Quanti sono in difficoltà? Ormai quasi una famiglia su quattro, pari al 24%, si trova in difficoltà economiche, con un aumento del 3% rispetto allo scorso anno, ma quasi la metà degli italiani (48%) pensa che la propria situazione sia destinata addirittura a peggiorare in futuro. La metà delle famiglie (51%) dichiara di riuscire appena a pagare le spese senza potersi permettere lussi, mentre un 40% dichiara di vivere senza particolari affanni e l’8%, invece, ha un reddito che non basta nemmeno per l’indispensabile.

I consumi cambiano e le rinunce non mancano, a partire dall’abbigliamento. Le ultime cose cui si rinuncia sono le spese per i figli. Secondo l’indagine, il 53% degli italiani ha rinunciato o rimandato gli acquisti di abbigliamento ed accessori che si classificano come i prodotti dei quali si fa maggiormente a meno nel tempo della crisi. Oltre a scarpe e vestiti, si rinuncia a viaggi e vacanze, che sono stati ridotti o annullati dal 51% degli italiani, e alla frequentazione di bar, discoteche o ristoranti nel tempo libero, dei quali ha fatto a meno ben il 48%. A seguire nella classifica del cambiamento delle abitudini di consumo c’è l’acquisto di nuove tecnologie al quale hanno dovuto dire addio il 42% degli italiani, le ristrutturazioni della casa (40%), l’auto o la moto nuova (38%) e gli arredamenti (38%), ma anche le attività culturali (37%). Il 17% dichiara di aver ridotto la spesa o rimandato gli acquisti alimentari. Solo il 9% ha rinunciato o rimandato le spese per i figli.

A tavola è cambiato il menu: ci sono più pasta (+3,6%) e meno bistecche (-5,5%), con una flessione media dei consumi alimentari in quantità stimata vicina al 3%.

Il momento della spesa è diventato ricerca dell’offerta migliore: il 56% degli italiani fa lo slalom tra le corsie alla ricerca delle offerte speciali 3 per 2 e degli sconti, il 62% confronta con più attenzione del passato i prezzi e oltre la metà (51%) va a caccia dei prodotti che costano meno. Senza contare un buon 43% che fa la spola fra diversi negozi alla ricerca della convenienza.

Con la crisi economica, è crollato dell’8% l’acquisto di cibo solidale, evidenzia ancora la ricerca: questi sono stati abbandonati dall’8% degli italiani che lo scorso anno li acquistavano regolarmente o qualche volta. Quest’anno invece gli acquirenti si fermano al 32%, il livello più basso degli ultimi cinque anni. Scendono anche gli acquisti di alimenti etnici ai quali ha rinunciato nell’ultimo anno il 7% degli italiani. Tengono invece gli acquisti di prodotti di origine controllata e protetta e dei prodotti bio. Un dato che viene interpretato in questo modo dal presidente Coldiretti Sergio Marini: “La crisi non incide sul bisogno di sicurezza alimentare dei cittadini che continuano ad esprimere un forte interesse per le produzioni ad elevato contenuto salutistico, identitario e ambientale”, ma “esiste in realtà una polarizzazione nei comportamenti. Chi ha disponibilità di reddito ed è un consumatore attento alla qualità e alla tipicità consolida i propri stili, mentre chi si trova in difficoltà è spesso costretto a rinunciare”.

C’è però un elemento positivo: il taglio degli sprechi a tavola, che ormai coinvolge due italiani su tre (65%). Come? Fra chi ha attuato comportamenti di riduzione degli sprechi a tavola, il 67% lo ha fatto facendo la spesa in modo più oculato, il 59% utilizzando quello che avanza per il pasto successivo, il 40% riducendo le dosi acquistate e il 38% guardando con più attenzione alla data di scadenza.“Si tratta forse dell’unico elemento positivo della crisi in un Paese come l’Italia dove a causa degli sprechi dal campo alla tavola viene perso cibo per oltre dieci milioni di tonnellate”, ha affermato il presidente Coldiretti Marini.

Nello studio non manca un riferimento al previsto aumento dell’Iva: quello al 22% coinvolge prodotti di largo consumo come l’acqua minerale, la birra e il vino, mentre l’aumento dell’Iva all’11% si riverserebbe su prodotti quali carne, pesce, yogurt, uova, ma anche riso, miele e zucchero. “Il previsto aumento dell’Iva – spiega Coldiretti – costerebbe agli italiani oltre mezzo miliardo solo per le spese alimentari, con effetti depressivi sui consumi a tavola che già fanno segnare un preoccupante calo”.

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