Commercio, Istat: vendite al dettaglio in ripresa. Consumatori: troppo ottimismo

Vendite al dettaglio in lieve calo a marzo, ma in ripresa dell’1,7% rispetto allo scorso anno. I dati dell’Istat sul commercio al dettaglio indicano che a marzo le vendite tornano in lieve calo – meno 0,2% – su base mensile, mentre salgono dell’1,7% rispetto allo stesso mese del 2011, spinte dai prodotti alimentari che aumentano del 3,5%, mentre i prodotti non alimentari salgono dello 0,7%. Previsioni “decisamente ottimistiche”, commentano però Federconsumatori e Adusbef.

Secondo l’Istat, fra i prodotti non alimentari gli aumenti di vendite più consistenti su base annuale sono per calzature, articoli in cuoio e da viaggio (più 3,6%), abbigliamento (più 2,4%), utensileria per la casa e ferramenta (più 2,3%).

Federconsumatori e Adusbef mostrano scetticismo: “Da quanto ci risulta non vi è stata alcuna ripresa, meno che mai nel settore alimentare dove, sempre secondo l’Istituto Nazionale di Statistica, le vendite avrebbero registrato un +3,5% rispetto allo scorso anno. Dalle rilevazioni dell’ Osservatorio Nazionale Federconsumatori e dalle continue segnalazioni che riceviamo quotidianamente emerge una situazione tutt’altro che in ripresa: le famiglie denunciano che sono costrette a risparmiare persino sulla spesa alimentare”. Per le due associazioni, il quadro è tutt’altro che in ripresa, gravato dalla riduzione del potere d’acquisto e dalla previsione di una stangata – data da aumenti di prezzi e tariffe e dagli effetti delle manovre economiche – stimata per quest’anno in 2200 euro a famiglia.

Coldiretti si sofferma soprattutto sulla crescita di vendite nei discount, a più 4,6% su base annua: “Per effetto della crisi fanno registrare un aumento record del 4,6% gli acquisti low cost nei discount alimentari dove una famiglia povera su cinque ha fatto la spesa. Il numero delle famiglie povere che fa la spesa negli hard discount – sottolinea Coldiretti – è raddoppiato per effetto della crisi: un nucleo familiare su cinque (20 per cento) tra quelli con i livelli più bassi di spesa si rivolge agli acquisti low cost, contro il 10 per cento di sei anni fa, sulla base del rapporto Istat 2012. Ma le strategie di risparmio sulla spesa alimentare – sottolinea la Coldiretti – riguardano ormai anche le famiglie assimilabili al ceto medio”.

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