Consumi, Confcommercio: meno 2% annuale e nessun segnale di ripresa

Continua a cadere il potere d’acquisto delle famiglie italiane e non si avvertono segnali di ripresa neanche per i consumi, che a novembre hanno fatto registrare una diminuzione del 2% su base annua e un calo dello 0,1% rispetto al mese di ottobre. “Questo andamento riflette il permanere, all’interno del nostro sistema, di segnali contrastanti che, pur lasciando intravedere un possibile miglioramento nel 2014, sono ancora molto deboli ed insufficienti a produrre effetti positivi sull’occupazione e sul reddito”, ha spiegato Confcommercio.

L’incertezza che caratterizza il quadro economico e il perdurare di livelli di imposizione fiscale troppo elevati condizionano il sentiment delle famiglie”.

Le famiglie sono tornate a mostrare aspettative meno favorevoli a partire dalla fine dell’estate, in concomitanza con l’avvio del dibattito sulle manovre di finanza pubblica, e questo rischia di prolungare la crisi dei consumi; al contrario, stanno riprendendo fiducia le imprese, mentre la situazione rimane critica nel mercato del lavoro. In relazione all’inflazione, Confcommercio stima a gennaio una variazione congiunturale dello 0,2%, con un tasso di crescita tendenziale pari allo 0,7%, stabile rispetto ai dati di novembre e dicembre.

Sui consumi e sul potere d’acquisto delle famiglie si abbattono il clima di incertezza e le nuove tasse, commentano Federconsumatori e Adusbef di fronte ai dati Istat (calo dell’1,5% del potere d’acquisto) e a quelli della Confcommercio (meno 2% dei consumi), segnali che “confermano chiaramente la situazione di profonda crisi che l’intero Paese sta vivendo”. Le due associazioni parlano di un livello record della caduta del potere d’acquisto, che dal 2008 a oggi ha raggiunto – stima l’Osservatorio Nazionale Federconsumatori – una flessione del 13,4%, cui si aggiunge un calo dei consumi pari a meno 8,1% in due anni.

“Tale andamento, come denunciamo da anni, sta trascinando le famiglie e l’intero sistema economico alla deriva: la crisi della domanda di mercato, infatti, continua a produrre disoccupazione e fallimenti – commentano Adusbef e Federconsumatori – In tutta risposta il Governo, anziché avviare una seria politica per il rilancio della domanda interna e dell’occupazione, è indaffarato nel creare ulteriore confusione e panico nei cittadini”.

Questi ultimi dovranno infatti fare i conti con una nuova tassa (la IUC), che si rivelerà, secondo le nostre stime, addirittura peggiore dell’IMU”, dichiarano Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti, per i quali bisogna avviare misure per il sostegno alle famiglie a reddito fisso e per il rilancio degli investimenti, partendo dal taglio a sprechi e privilegi e dal potenziamento della lotta all’evasione fiscale.

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