Confcommercio, 2013 anno difficile: sospendere Imu, aumento Iva e Tares

Il 2013 sarà un anno difficile per l’Italia (ormai lo dicono tutti i dati). Il Pil scenderà dell’1,7% e i consumi si ridurranno del 2,4%. Sono le stime di Confcommercio rese note oggi in occasione della prima tappa del road-show ‘ImPresa diretta con il territorio’ a Milano. Il Presidente di Confcommercio Carlo Sangalli ha sottolineato l’urgenza di “passare dal rigore alla crescita perché solo così si può assicurare anche la tenuta dei conti pubblici”. L’emergenza è raffreddare un’estate che si presenta rovente tra Imu, Tares e aumento Iva.

Il presidente di Confcommercio e Rete Imprese Italia Carlo Sangalli, a margine della prima tappa del Road Show, ha detto parole chiare: sospensione immediata dell’Imu anche per gli immobili strumentali e per alberghi e negozi, stop definitivo all’aumento dell’Iva, “perché sarebbe il colpo di grazia ai consumi e alla domanda interna”. Per quanto riguarda la Tares “chiediamo che venga spostata all’anno venturo”, afferma Sangalli precisando che questa tassa “comporta addirittura il raddoppio del pagamento per le nostre imprese”.

Quanto al percorso programmatico indicato dalla relazione del premier Enrico Letta, secondo il Presidente di Confcommercio “va nella giusta direzione, soprattutto in riferimento alle emergenze del paese”, ma “le buone idee devono essere concretizzate in fatti”. Il presidente di Confcommercio ha fiducia nelle parole di Letta, ma si augura che arrivi “una risposta concreta alla nostra realistica richiesta di passare ad una progressiva riduzione della spesa fiscale che oggi ha raggiunto livelli insostenibili”.

Confcommercio ricorda che “a soffrire particolarmente, nel nostro Paese, sono le imprese del commercio, del turismo, dei servizi e dei trasporti che stanno vivendo drammaticamente sulla propria pelle gli effetti di questa crisi. Molte attività chiudono perché i consumi sono in caduta libera da tanto tempo, la pressione fiscale è a livelli record, il credito è sempre meno accessibile e la liquidità scarseggia perché lo Stato non onora i suoi debiti nei confronti delle imprese”. Secondo i dati elaborati dall’ufficio studi di Confcommercio, a livello settoriale il decennio appena trascorso ha visto accentuarsi alcune tendenze di lungo periodo nella composizione del prodotto interno e dell’occupazione confermando l’onda lunga della progressiva terziarizzazione dell’economia.

Il peso dell’agricoltura si è gradualmente ridotto portandosi nel 2012 al 2% in termini di valore aggiunto, contro il 3,5% del 2002, e al 5% in termini di input di lavoro (8,3%). Anche per l’industria si è registrato il ridimensionarsi del contributo alla formazione del prodotto, con una quota ormai inferiore al 25%, rispetto al 30% di dieci anni fa, e un’incidenza, sotto il profilo occupazionale, di circa il 26%, quasi 3 punti in meno rispetto al 2002. Per contro, l’area terziaria si è ulteriormente ampliata, portandosi a quasi il 74% come valore aggiunto e ad oltre il 69% come occupazione, con un miglioramento rispetto al 2002 di circa 4 punti in entrambi i casi.

Per il Codacons quelle pronunciate oggi da Sangalli sono parole sante. Considerato che secondo l’Associazione dei consumatori le famiglie e le imprese sono già al collasso,  l’Imu e l’Iva porterebbero al decesso, le imprese chiuderebbero ed un terzo delle famiglie non avrebbero più cibo a sufficienza. Il Codacons suggerisce alcune possibili soluzioni:  innalzamento dell’aliquota base Imu da 0,76 a 1,06% per chi ha da 3 case in su, innalzamento al 27% l’aliquota sulle rendite finanziarie, dato che con il 20% l’Italia ha un’aliquota più bassa di Germania, Francia, Regno Unito, riduzione dell’elusione fiscale, visto che attualmente si concedono sconti che non hanno alcuna logica economica, dalle spese veterinarie ai contributi previdenziali per cameriere e baby sitter. Il Codacons propone anche di calibrare le detrazioni e gli oneri deducibili in relazione al reddito, escludendole del tutto per chi dichiara più di 75.000 euro.

Secondo l’Osservatorio Nazionale Federconsumatori nel biennio 2012-2013 la contrazione dei consumi si attesterà a quota -6,9%, con una caduta della spesa complessiva delle famiglie di circa 49 miliardi di euro. Particolarmente allarmante la tendenza da parte delle famiglie a tagliare drasticamente anche i consumi alimentari (che, per loro natura, sono sempre gli ultimi ad essere intaccati in una situazione di crisi). La diminuzione nel 2013 risulta pari al -4,6%, che equivale ad una contrazione di spesa di oltre 262 euro annui a famiglia (con riferimento, ovviamente, al solo settore alimentare).

E’ urgente che il Governo intervenga per spezzare con decisione questa allarmante spirale di crisi su cui la nostra economia si sta avvitando. “Le prime operazioni da intraprendere sono il rilancio degli investimenti per lo sviluppo tecnologico e la ricerca, nonché l’avvio di misure di sostegno rivolte alle famiglie a reddito fisso, dalle quali dipende la ripresa della domanda di mercato decisiva per far ripartire l’economia.” – dichiarano Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti, Presidenti di Federconsumatori e Adusbef – È fondamentale, in tal senso: bloccare immediatamente l’aumento dell’IVA da luglio; riformulare le metodologie di pagamento dell’IMU, prevedendo l’esenzione sulla prima casa per chi ne possiede una sola; far slittare la nuova imposta sui rifiuti (TARES) almeno al 2014, studiando una riformulazione più equa delle modalità di calcolo di tale tassa.

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