Confcommercio: consumi in caduta del 2,8%

Consumi neri, nerissimi, che continuano a cedere, e nessuna previsione di inversioni di rotta nel prossimo futuro. L’Indicatore dei Consumi Confcommercio di oggi segnala, ad aprile, una riduzione del 2,8% rispetto allo stesso periodo del 2011- è il quinto risultato negativo consecutivo da dicembre scorso e il peggiore da marzo 2011 – e una flessione dello 0,3% rispetto a marzo.

Il quadro macroeconomico è caratterizzato da una contrazione della produzione industriale (meno 0,6% congiunturale a maggio, dati Confindustria) e da un ridimensionamento degli ordinativi, quadro che – spiega Confcommercio – potrebbe peggiorare, già a giugno, a causa dello stop produttivo imposto dal sisma di fine maggio in Emilia (Reggio Emilia, Modena, Ferrara e Bologna con danni nelle province di Mantova e Rovigo), un’area che contribuisce per circa il 4% alla creazione della ricchezza nazionale.

La dinamica dei consumi di aprile vede dunque un aumento dello 0,5% della domanda relativa ai servizi e una decisa riduzione della spesa per i beni (meno 4,0%). Si ridimensionano del 2,8% i volumi acquistati dalle famiglie su base annua. Come spiega Confcommercio, la riduzione più sensibile ha interessato il segmento relativo alla mobilità, che segna una forte flessione del 16,0% e sconta anche gli effetti del progressivo appesantimento del carico fiscale. Anche segmenti di consumo quali i beni e i servizi ricreativi e le spese per i beni e servizi per la cura della persona, che nei mesi precedenti avevano segnalato una certa dinamicità, hanno mostrato, ad aprile, una dinamica non favorevole, con una stasi dei consumi rispetto allo scorso anno. Continuano a fare eccezione i consumi per i beni e i servizi per le comunicazioni, che segnano un più 5%, anche se il tasso di crescita è minore rispetto ai mesi precedenti.

“Il dato relativo alla caduta dei consumi diffuso oggi da Confcommercio ci mette di fronte ad una realtà allarmante”, commentano Federconsumatori e Adusbef, per le quali la contrazione del 2,8% è sottostimata e comunque si traduce in una diminuzione della spesa delle famiglie pari a 23 miliardi di euro. Impensabile, spiegano le due associazioni, ipotizzare un nuovo aumento dell’Iva o della tassazione.

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