Confcommercio, spesa: contrazione più forte degli ultimi 50 anni

La crisi economica ha riportato il nostro Paese indietro di oltre 10 anni sotto tutti i punti di vista: Pil in calo, consumi in forte contrazione, potere d’acquisto ai minimi storici. Nel 2013 non si arresta la carrellata di dati che fotografano tutto questo. Gli ultimi sono quelli che emergono dall’aggiornamento del “Rapporto Consumi 2012” realizzato dall’Ufficio Studi Confcommercio secondo cui la spesa delle famiglie italiane ha subito la contrazione più forte degli ultimi 50 anni.

La modesta ripresa del 2010, dopo il biennio recessivo 2008-09, si è esaurita nei primi 3 mesi del 2011; dopodiché è subentrata una nuova fase recessiva contrassegnata da flessioni congiunturali del Pil reale per 5 trimestri consecutivi.

Nel 2012 il Pil italiano è diminuito del 2,1% e per il 2013 è attesa una flessione dello 0,8%.Questo riporta indietro l’Italia di oltre 10 anni, sui livelli produttivi del 2001. La caduta della domanda interna è stata particolarmente pesante ed ha implicato, a sua volta, una flessione altrettanto consistente delle importazioni (-8,0%).

La spesa delle famiglie ha subito una contrazione del 4,0%, un dato peggiore (piu che doppio) non solo del decremento registratosi nel 2009, ma anche di quello del 1993  (-3,0%), tutto determinato anch’esso dalla domanda interna. Si tratta della contrazione della spesa delle famiglie in termini reali più consistente degli ultimi 50 anni.

In termini pro capite, la flessione della spesa reale è di circa il -4,4%, un fenomeno del tutto nuovo e inatteso per l’Italia. Il peggioramento registrato nel corso del 2012 sul versante dei consumi, rispetto alle stime iniziali, ha determinato una revisione al ribasso anche delle previsioni per il 2013 (-1%). Nell’anno che si è appena concluso, tutte le principali voci di consumo, in termini pro capite, hanno mostrato un segno meno, con un picco per il comparto mobilità e comunicazioni (-7,3%) e per viaggi e vacanze (-6,3%); analoghe performance, seppur di minore intensità, si registreranno nel 2013.

Anche allargando l’analisi agli ultimi 20 anni, l’andamento della spesa per abitante, in termini di quantità, registra, nel complesso, un incremento estremamente contenuto pari ad un tasso medio annuo di appena lo 0,5%; guardando alle singole voci di consumo, tuttavia, i beni acquistati sotto forma di tecnologia, come Tv, elettronica di consumo, telefonia risultano quadruplicati dal 1992 ad oggi, il consumo di beni/servizi per la salute si è accresciuto del 67%, i pasti al ristorante del 27%; in calo l’alimentazione domestica (-5%), abbigliamento e calzature (-8%); insomma, in un quadro di generale e prolungata stagnazione della domanda interna, si assiste ad una ricomposizione delle abitudini di consumo di un Paese che invecchia e che consuma sempre meno beni e servizi primari ma che non vuole rinunciare al tempo libero e alla tecnologia.

Per il Codacons questi dati dimostrano due cose: la prima è che gli italiani sono nel baratro, la seconda è che le troppe tasse hanno finito e finiranno per essere controproducenti persino ai fini del risanamento dei conti pubblici. “Non a caso il crollo dei consumi ha già determinato negli undici mesi del 2012 un calo del gettito Iva dell’1,8% rispetto all’analogo periodo del 2011. Una diminuzione di ben 1,818 miliardi. Ecco perché la priorità del prossimo Governo deve essere quella di scongiurare l’aumento dell’Iva previsto per luglio che avrebbe effetti nefasti sui consumi e farebbe riaccendere l’inflazione ora in calo – scrive il Codacons – Una stangata, quella dell’Iva dal 21 al 22%, che per una famiglia di 3 persone sarebbe pari, in assenza di arrotondamenti, a 209 euro su base annua (ossia a regime, nel 2014), ossia ad un importo superiore alla stima dell’Imu sulla prima casa che il dipartimento Finanze aveva previsto a proprietario e pari a 194 euro medi (235 euro ad immobile)”.

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