Consumi ancora in calo, Confcommercio: domanda ai livelli della primavera 2009

Febbraio ha registrato ancora un calo dei consumi delle famiglie italiane: -1% su gennaio e -0,9% in termini tendenziali. Lo segnala l’indicatore dei Consumi Confcommercio (ICC): certo a febbraio ci sono stati alcuni elementi anomali, come l’ondata di freddo, che ha frenato la mobilità. Ma il dato consolida la tendenza alla contrazione dei consumi, tanto che la domanda delle famiglie è tornata sui livelli minimi della primavera del 2009.

E il contesto recessivo non sembra aver ancora raggiunto il punto più basso. Stando alle prime stime di Confindustria, anche a febbraio la produzione industriale ha registrato un calo (-1,1% rispetto a gennaio) e nel secondo trimestre l’attività produttiva sarà connotata da spiccati elementi di debolezza. Il mercato del lavoro risulta ulteriormente deteriorato; l’Istat stima una disoccupazione al 9,3% nel mese di febbraio (31,9% per la fascia 15-24 anni). In questo quadro assolutamente negativo, si intravede però un modesto miglioramento del sentimento delle famiglie e delle imprese, anche se il paragone è con i livelli minimi che sono stati raggiunti nei mesi precedenti.

“L’indicatore di febbraio conferma il calo dei consumi delle famiglie, tornati sui livelli minimi della primavera del 2009 – commenta del Presidente di Confcommercio-Imprese per l’Italia, Carlo Sangalli – E’ la fotografia di uno scenario recessivo e in peggioramento, segnato anche dall’erosione del potere d’acquisto delle famiglie, secondo i dati diffusi oggi dall’Istat. Occorre, allora, contenere e ridurre la pressione fiscale, disinnescando anzitutto la “mina” degli ulteriori aumenti IVA previsti per il prossimo autunno”.

Federconsumatori e Adusbef sottolineano come a fronte di un crollo dei consumi in tutti i settori, l’unico che regge è il settore del gioco. “Si tratta di un dato gravissimo, che evidenzia la drammatica situazione delle famiglie. Del resto, come potrebbe essere diversamente visto il salasso di oltre +1.334 euro per l’aumento di prezzi e tariffe e +1.133 euro per la tassazione (IMU, IVA, addizionali regionali e comunali, ecc.). Le famiglie italiane hanno dovuto sborsare oltre 2.467 euro in più e taglierà in maniera clamorosa un potere di acquisto già ridotto ai minimi termini. È dal 2008 che assistiamo a continue erosioni: una sequenza negativa che si traduce in una caduta del potere di acquisto del 9,8%.

Bisogna affrontare la situazione, con interventi sul lavoro, investimenti per lo sviluppo tecnologico e la ricerca. “E’ indispensabile che, per un periodo congruo, non ci siano più aumenti di tassazione, e che anzi, tutto ciò che viene recuperato attraverso la lotta all’evasione fiscale, venga restituito alle famiglie a reddito fisso” dichiarano Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti, Presidenti di Federconsumatori e Adusbef.

Antonio Lirosi, responsabile consumatori del PD sottolinea l’urgenza di un piano come quello che il Partito Democratico propone da tempo: “dopo l’intervento di aggiustamento sui conti pubblici è indispensabile e urgente un programma di misure per sostenere la domanda interna sia dal punto di vista degli investimenti pubblici e privati, sia sul versante dei consumi delle famiglie”. “Per ottenere questi risultati occorre sbloccare almeno parzialmente il patto di stabilità interno – spiega Lirosi – con particolare attenzione alle opere già previste dai comuni e soprattutto cominciare a mettere in campo iniziative per alleggerire il peso del fisco sui redditi medio bassi utilizzando anche le risorse provenienti dalla lotta all’evasione fiscale. Infine, bisognerebbe evitare assolutamente di far scattare l’innalzamento delle aliquote dell’Iva previsto per l’autunno, perché in una fase di recessione ciò rischierebbe di alimentare il circolo vizioso, riducendo ancora di più il potere di acquisto delle famiglie”.

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