Consumi, Coop: meno spesa, nuovi rincari, giù i risparmi

Il 25% delle famiglie è costretto a indebitarsi per tirare avanti. La spesa intelligente cede il passo alle rinunce: ormai si compra di meno. Sei famiglie su dieci dichiarano di essere in difficoltà economica. E, se il 2012 è stato un annus horribilis per l’Italia, si prospetta una nuova tempesta, con il rincaro delle materie prima e un aggravio già stimato in altre 400 euro a famiglia. È un panorama desolante, quello che emerge dal Rapporto Coop “Consumi e distribuzione”.

L’Italia è sempre più il paese delle differenze, spaccato a metà per divari sociali, territoriali, di genere. La ricchezza non è distribuita in modo uguale: un decimo degli italiani detiene quasi metà della ricchezza del Paese (esattamente il 46% pari a circa 8 volte il reddito disponibile e rappresentata prevalentemente da abitazioni) e convive con il 30% più povero che si accontenta dell’1% della ricchezza netta totale. L’Italia degli status symbol – belle automobili, moda, buon cibo – si è dissolta lasciando il posto a un paese dove l’austerità non basta più ma bisogna ricorrere alle rinunce: non a caso si risparmia su tutto, a partire dalle automobili per arrivare all’abbigliamento e al cibo. Cresce solo il commercio online, che segna un più 20%.

Afferma la Coop:  “Su uno scenario negativo che interessa tutta Europa si colgono le avvisaglie di una ulteriore tempesta in arrivo per il 2013 con un’inflazione in crescita che potrebbe raggiungere i livelli del 2007/2008. Già registriamo rincari dei listini che sfiorano il 5%, un dato che si aggiunge alla perdita dì acquisto dei consumi degli italiani. Di fronte a un mutamento strutturale dei consumi è però necessario un cambio di prospettiva;  inderogabile un patto anti-inflazione concordato tra Governo e imprese dell’industria e della distribuzione che ha lo scopo di neutralizzare in tutto e almeno in parte i rincari incombenti e che aiuti i 20 milioni di famiglie italiane a reddito medio basso e medio maggiormente colpite”.

Soffermandosi sulle acrobazie di spesa, emerge come si risparmi a partire dalla triade che un tempo caratterizzava l’immagine dell’italiano medio: l’automobile, il cibo, l’abbigliamento. Non bastano più strategie di risparmio: semplicemente, si compra di meno. Scrive la Coop: “Oggi le strategie di risparmio come il fare la spesa più frequentemente per non creare troppe riserve, il ricorso alla privale label e alla promozione non bastano più (anche se nell’anno in corso grazie alle strategie di risparmio e a parità di volumi acquistati gli italiani hanno risparmiato un milione di euro); si è come dire raschiato il barile ed è arrivato il tempo della rinuncia vera e propria tanto che per la prima volta si assiste a una contrazione reale degli acquisti (-1,4% a volume nella gdo nei primi sei mesi del 2012). Ma il taglio degli acquisti non vuol dire automaticamente una diminuzione dei consumi se è vero che ancora oggi si butta via l’8% dei prodotti alimentari acquistati. Anzi sembra proprio che gli italiani abbiano tagliato gli sprechi  e si fa attenzione al superfluo. Calano infatti gli acquisti di pane, degli snack fuori pasto, delle bevande e dei prodotti per l’igiene della casa. Proprio quei segmenti dove un consumo più attento permette di limitare gli sprechi”. In controtendenza vanno invece gli acquisti online, che segnalano un più 20% interpretato come segnale quasi “miracoloso”.

Cambia anche la fisionomia della spesa: il 52% si concentra sui servizi – spesso obbligatori, come le casa e le utenze – e non sui beni fisici. I prodotti alimentari pesano solo per il 14% del totale della spesa e peggio stanno i beni durevoli  a cui viene destinato solo l’8% del budget familiare. Nel carrello della spesa aumentano solo i prodotti salutistici (+3% nell’ultimo anno e +26% dal 2007), il bio (+10% nei primi sei mesi di quest’anno) il pronto (+2% nell’ultimo anno e +28% dal 2007), mentre cedono gli acquisti complessivi del largo consumo (la variazione in negativo è prossima all’1,4%). Prima del 2014, afferma la Coop, non si può ipotizzare una ripresa della capacità di spesa.

Rispetto agli altri europei, gli italiani sono più infelici. Il 2012 è il momento peggiore dal dopoguerra. È caduta anche l’immagine dell’italiano risparmiatore: “per cercare di mantenere inalterati o cambiare di poco i livelli di consumo, – evidenzia la Coop – gli italiani hanno fatto registrare dal 2008 all’anno scorso una caduta del tasso di risparmio che rappresenta un caso unico nel panorama internazionale e spazza via l’immagine di Italia paese di risparmiatori. Il 25% delle famiglie è costretto a indebitarsi pur di andare avanti. E malgrado questo il 63% delle famiglie italiane (sei su 10 in difficoltà a arrivare a fine mese) dichiara di essere in difficoltà economica”.

A tutto questo si aggiungono previsioni fosche per il futuro. “Cogliamo le avvisaglie di una nuova tempesta in arrivo che  farà ritornare l’inflazione ai livelli del 2007/2008”, scrive la Coop. Aumentano i prezzi delle materie prime quali cereali, latticini, petrolio, e c’è già una richiesta di aumento dei prezzi alimentari e dei listini arrivata al 4,9%. “Queste richieste – stima lo studio Coop – ricadranno sulle famiglie italiane per un aggravio pari a circa 400 euro a  famiglia sommandosi alle manovre in corso e provocheranno contraccolpi sulla distribuzione moderna che in questi anni di crisi ha assorbito gran parte dell’inflazione”.

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