Moda, Fismo: dai consumatori segnali di ripresa, ma il 27% spende meno

Negli ultimi due anni i consumatori hanno ripreso a spendere nella moda, anche se il 27% segnala di spendere di meno per l’abbigliamento, soprattutto per ragioni di budget. Per la prima volta dal 2013, i consumatori che dicono di aver comprato prodotti di qualità medio-alta sono di più rispetto a quelli che hanno scelto abbigliamento low cost. La moda italiana ha risentito della crisi economica ma l’export va e i consumatori sul mercato interno fanno vedere segnali di ripresa. Il quadro viene da un sondaggio sondaggio condotto da SWG per Fismo Confesercenti, che oggi ha consegnato il Premio Moda 2018 alla Maison Trussardi.

La moda non è stata immune alla crisi economica, soprattutto nel mercato interno. L’export ha visto una diminuzione, fra il 2011 e il 2015, delle imprese esportatrici mentre il valore delle esportazioni è aumentato e ha raggiunto quota 35 miliardi di euro nello stesso periodo. Fra il 2011 e il 2015 sono spariti oltre 30 mila negozi di moda, fra abbigliamento e accessori. “Negli ultimi due anni, però, si sono registrati deboli segnali di ripresa – dice Fismo Confesercenti – Il valore delle esportazioni ha incrementato la crescita portandosi a 37 miliardi di euro. Francia, Germania e Stati Uniti sono i principali partner commerciali per l’industria della moda, tuttavia, è la Cina a registrare il maggior incremento delle importazioni dei nostri prodotti di settore: +206% tra il 2006 e il 2016”.

Il mercato interno dà segnali di ripresa e nel 2017 i consumatori sembrano aver recuperato interesse nei confronti della moda, anche se l’effetto della crisi è ancora presente. Il sondaggio condotto per Fismo Confesercenti dice che “negli ultimi due anni il 62% degli italiani segnala un aumento della spesa rispetto al periodo della crisi”. I consumatori che si orientano verso prodotti di qualità medio-alta sono il 54% e superano per la prima volta dal 2013 la quota di italiani che si orienta invece verso l’abbigliamento low cost, pari al 42%. In recupero l’appeal dei negozi di moda: il 30% degli intervistati segnala infatti di aver aumentato la frequenza con cui comprano nei negozi, una percentuale superiore anche all’online (20%) e outlet (17%).

Le difficoltà però non sono finite. Il 27% degli italiani, più di uno su quattro, dichiara di stare ancora tagliando i consumi di moda, soprattutto per ragioni di budget. Il 40% di chi negli ultimi due anni ha speso di meno segnala difficoltà economiche, mentre il 23% afferma di aver deviato le risorse su altre spese improrogabili (tasse, multe, debiti) e il 17% dice di essersi indirizzato verso prodotti a basso costo.

“Il made in Italy della moda è un successo nel mondo, ma in Italia, paradossalmente, si trova ancora in una situazione di fragilità – commenta Roberto Manzoni, presidente Fismo Confesercenti – I flebili segnali di speranza raccolti nell’ultimo anno, che ancora non si sono trasformati in ripresa effettiva, vanno però rinforzati. La politica deve riconoscere il ruolo fondamentale di questo settore. Chi investe nella moda deve poter contare su credito, formazione e su una regolamentazione chiara su vendite on line, outlet, saldi e contraffazione”. Per gli esercenti va scongiurato l’aumento dell’Iva. Dice Manzoni: “Riteniamo assolutamente necessario bloccare gli aumenti Iva previsti dalle clausole di salvaguardia, che farebbero salire di oltre 2 punti l’aliquota per i prodotti d’abbigliamento e accessori: sarebbe un grave colpo ai consumi di moda, difficile da recuperare”.

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