Consumi, fisco, lavoro: le priorità di Confesercenti

Fisco, consumi, lavoro, chiusure delle imprese, potere d’acquisto e risparmio delle famiglie. Sono questi i settori oggetto di uno studio presentato questa mattina da Confesercenti nel corso di una conferenza stampa. “Ormai non ci bastano più generiche promesse: servono fatti, servono risorse, che vanno trovate con coraggiose scelte di tagli della spesa pubblica, in quella parte che riguarda sprechi ed eccessi di rappresentanza. Come da noi documentato nei giorni scorsi, i tagli possono arrivare a liberare o attivare 70 miliardi di euro, da utilizzare per il rilancio del Paese” ha detto Marco Venturi, Presidente Confesercenti, che ha annunciato di aver inviato “una lettera ai leaders delle forze politiche, in cui chiediamo una svolta urgente”. Qual è la situazione del Paese?Nel solo 2012, secondo stime Confesercenti, la spesa delle famiglie ha subito un tracollo di 35 miliardi (-4%) e la contrazione dei consumi farà sentire i suoi effetti anche nel 2013: in due anni assisteremo quindi ad una contrazione della spesa per consumi interni di 45 miliardi di euro (-5,2%), per un totale di 2000 euro in meno spesi da ogni famiglia. L’impatto stimabile sul PIL, in termini di sottrazione di crescita, è pari a 0,7 punti percentuali. Dati, questi, che spingono Federconsumatori e Adusbef a sollecitare il prossimo Governo ad adottare “misure urgenti” ovvero:   interventi per il rilancio della domanda di mercato (attraverso il sostegnoalle famiglie a reddito fisso);  misure per la ripresa degli investimenti per lo sviluppo tecnologico e la ricerca;    un piano per il rilancio dell’occupazione, specialmente quella giovanile, ancheattraverso l’allentamento dei patti di stabilità degli Enti Locali (per interveniresoprattutto con pratiche di manutenzione, sicurezza ed edilizia);    l’abolizione definitiva del nuovo aumento dell’IVA in programma da luglio;    eliminazione dell’IMU sulla prima casa per i bassi redditi.

Anche sul fronte fiscale il 2013 non darà notizie positive: negli anni 2011 e 2012 le manovre fiscali hanno determinato per famiglie e imprese maggiori imposte per 40 miliardi. Nel 2013 si verificherà un nuovo aumento: la nuova Tares, l’adeguamento delle addizionali Irpef, l’incremento delle tariffe dei servizi pubblici locali e l’aumento dell’aliquota ordinaria IVA dal 21 al 22%, porteranno famiglie ed imprese a pagare altri 10 miliardi aggiuntivi di imposte. Un conto che sale a 34 miliardi se l’IMU dovesse restare così com’è. Circa 20 miliardi saranno a carico delle famiglie, con un aggravio di circa 800 euro a nucleo. Per le imprese il conto è di 14 miliardi, o 3000 euro ad azienda. In tre anni – dal 2011 al 2013 – il totale è di quasi 75 miliardi in più, 1.250 euro pro capite per ogni italiano.

Devastante anche la crisi che sta lacerando il tessuto imprenditoriale: nel 2012 hanno cessato la loro attività 64.126 imprese del Commercio al dettaglio (di cui 52.432 pari all’82% sono imprese individuali) e 27.691 imprese attive nell’Alloggio e Ristorazione. Nei due comparti, quindi, hanno chiuso circa 253 imprese al giorno: 178 nel commercio al dettaglio (di cui 30 nell’abbigliamento), 70 nella ristorazione, 5 nelle strutture ricettive. Nel 2013 Confesercenti stima che chiuderanno 450.000 imprese in totale, di cui 72.000 nel commercio al dettaglio. Il ritmo delle chiusure nei nostri settori, dunque, aumenterà, portandosi a 281 al giorno: 197 per il commercio al dettaglio (di cui 36 nell’abbigliamento), 78 nella ristorazione, 6 nella ricezione.

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