Inflazione, Istat: stime riviste al ribasso. Consumatori: pesano trasporti ed energia

L’Istat non conferma i dati preliminari dell’inflazione di novembre, che sale all’1,6% su base annua. La stima preliminare era al +1,7%.
La stabilità dell’inflazione, spiega l’Istituto, è dovuta a dinamiche contrapposte che si compensano.

Da una parte le lievi accelerazioni dei prezzi di alcune tipologie di prodotto (tra cui beni alimentari lavorati da +1,0% di ottobre a +1,1%, beni alimentari non lavorati da +0,8% a +1,1%, servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona da +1,0% a +1,1%, servizi relativi ai trasporti da +1,8% a +2,0%), dall’altra il rallentamento dei prezzi dei beni energetici non regolamentati (da +9,5% a +7,8%), la cui crescita rimane però molto ampia e, insieme a quella dei regolamentati (stabili a +10,7%), contribuisce per circa la metà dell’ampiezza al tasso di inflazione e l’accentuarsi della flessione dei Beni durevoli (da -1,4% a -1,9%).

La diminuzione su base congiunturale dell’indice generale dei prezzi al consumo è dovuta per lo più al calo dei prezzi dei servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (-1,3%) e dei servizi relativi ai trasporti (-0,9%), imputabile prevalentemente a fattori stagionali, solo in parte compensato dall’aumento dei prezzi dei Beni alimentari non lavorati (+1,1%).

Per l’Unione Nazionale Consumatori, il fatto che l’inflazione su base annua non sia risalita rispetto al mese di ottobre può essere vista come una buona notizia, anche perché la ripresa “non dipendeva da una ripresa della domanda interna ma era prevalentemente importata, collegata ai beni energetici”.

Stando ai dati attuali, tuttavia, “Per una coppia con due figli, l’inflazione a +1,6% significa avere una maggior spesa annua complessiva di 510 euro, 196 euro per abitazione, acqua ed elettricità, 186 per i trasporti”, spiega Massimiliano Dona, presidente di UNC.

Per la coppia con 1 figlio, la tipologia di nucleo familiare ora più diffusa in Italia, la stangata è di 481 euro su base annua, 191 per l’abitazione, 172 per i trasporti, mentre per una famiglia tipo, l’incremento dei prezzi si traduce, in termini di aumento del costo della vita, in 397 euro in più nei dodici mesi, 207 per i beni ad alta frequenza, 63 euro per il carrello della spesa, 179 per l’abitazione, 122 per i trasporti” conclude Dona.

Secondo alcuni calcoli dell’associazione, inoltre, la regione che più risentirà del peso dell’inflazione è il Trentino Alto Adige che registra, per una famiglia tipo, una batosta pari a 538 euro su base annua. Segue l’Emilia Romagna, dove l’incremento dei prezzi pari all’1,8% implica un’impennata del costo della vita pari a 490 euro, terza la Lombardia, dove l’inflazione dell’1,6% determina una spesa annua supplementare di 456 euro. La Basilicata si conferma la regione meno cara, con un’inflazione dell’1% che si traduce in un rincaro di 203 euro.

In testa alla graduatoria dei capoluoghi e delle città con più di 150 mila abitanti più care in termini di maggior spesa, si confermano Bolzano che, pur non avendo l’inflazione più alta, +2,1%, ha la maggior spesa aggiuntiva, equivalente, per una famiglia tipo, a 698 euro su base annua. Al secondo posto, Reggio Emilia dove il rialzo dei prezzi del 2,4%, il record per le città capoluogo o con più di 150 mila abitanti, determina un aumento del costo della vita, per la famiglia media, pari a 673 euro, terza Bologna, dove l’inflazione del 2,3% comporta un aggravio annuo di spesa di 649 euro.

Il Codacons sottolinea invece come “Ad influire sull’inflazione sono ancora una volta il comparto energetico e quello dei trasporti, che segnano i rialzi tendenziali più elevati, rispettivamente +4,8% e +3,5%, con impatti pesanti sui bilanci familiari”. 

“Le speculazioni sull’energia e sui carburanti”, commenta Carlo Rienzi, presidente Codacons, “continuano a tenere elevato il tasso di inflazione, e l’insufficiente ribasso dei listini di benzina e gasolio ha effetti diretti sui prezzi al dettaglio. Il Governo ha il dovere di intervenire per fermare le speculazioni che, in questo periodo dell’anno, puntualmente si verificano nel settore dell’energia, e per calmierare i prezzi dei trasporti, ingiustificatamente in crescita a novembre del +3,5% rispetto allo scorso anno nonostante il crollo delle quotazioni del petrolio del -30%”, conclude Rienzi.

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