Istat: consumi fermi. Preoccupazione per il Natale

Nel confronto con agosto 2012, le vendite crescono dello 0,2% per i prodotti alimentari, mentre restano invariate per quelli non alimentari. E’ quanto rileva oggi l’Istat sottolineando che per quanto riguarda il valore delle vendite di prodotti non alimentari, a settembre 2012 (rispetto all’anno precedente) si registrano variazioni tendenziali negative in tutti i gruppi di prodotti ad eccezione di Dotazioni per l’informatica, telecomunicazioni, telefonia (+1,0%), Calzature, articoli in cuoio e da viaggio (+0,3%) e Giochi, giocattoli, sport e campeggio per i quali si è registrata una variazione nulla. Le diminuzioni tendenziali di maggiore entità riguardano i gruppi Prodotti farmaceutici (-5,8%), Foto-ottica e pellicole (-4,3%) ed Elettrodomestici, radio, tv e registratori (-3,9%).

Nei primi nove mesi del 2012 tutti i gruppi di prodotti non alimentari hanno registrato, rispetto allo stesso periodo del 2011, una diminuzione delle vendite. Le flessioni più ampie riguardano i gruppi Mobili, articoli tessili, arredamento (-3,4%), Prodotti farmaceutici (-3,3%) e Cartoleria, libri, giornali, riviste (-3,0%), mentre la diminuzione più contenuta è stata registrata per il gruppo Altri prodotti (gioiellerie, orologerie) (-0,9%).

“I consumi sono ormai completamente fermi” commenta così Federconsumatori che aggiunge “di questo passo, come previsto dall’Osservatorio Nazionale Federconsumatori, a fine anno, si rischia di raggiungere una contrazione di ben il -5%, pari ad una riduzione di spesa di oltre 35,5 miliardi di Euro”.

Secondo l’Associazione la situazione andrà peggiorando e per Natale si registrerà una riduzione dei consumi di circa l’11-12% rispetto al 2011. Tutto ciò non farà altro che alimentare la profonda crisi in cui si trova la nostra economia, con forti ripercussioni sia sul versante della produttività che su quello occupazionale. Preoccupazione per le prossime festività natalizie è stata espressa anche da Adiconsum: ““Il persistere del calo delle vendite  – spiega, invece, Pietro Giordano, segretario generale – è dovuto non solo alla recessione con perdita di posti di lavoro e ricorsi a cassa integrazione e mobilità, ma anche a provvedimenti del Governo, il cui risultato è stato caricato pesantemente sulle famiglie aumentando oltre il sopportabile il carico fiscale. La necessaria cura di cavallo non può uccidere il cavallo”.

La Cia, invece, nutre una certa speranza che il Natale riuscirà a ridare un po’ di fiato ai consumi di cibo e bevande: secondo le prime stime della Cia, non ci saranno crolli a tavola, anzi. Ben nove italiani su dieci -sottolinea la Confederazione- non taglieranno il budget alimentare per il cenone della Vigilia e per il pranzo del 25 dicembre, preferendo risparmiare su regali e viaggi piuttosto che rinunciare alle tradizioni enogastronomiche.       

Non c’è solo la stagnazione dei consumi. Secondo Coldiretti è anche cambiato il modo di comprare: crollano le vendite nei negozi tradizionali (-3,3 per cento) e volano quelle nei discount alimentari con un +3 per cento,  mentre tornano gli acquisti diretti dal contadino dove nell’ultimo anno hanno fatto la spesa 21 milioni di italiani per garantirsi prodotti sani del territorio con il miglior rapporto qualità/prezzo, in controtendenza, quindi, rispetto all’andamento generale del commercio al dettaglio.

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