Istat, vendite e retribuzioni ferme: si allarga divario stipendi-inflazione

L’Italia è un paese fermo e lo confermano i dati su lavoro e vendite al dettaglio pubblicati dall’Istat. Fermi gli stipendi e i rinnovi contrattuali, tanto che in assenza di rinnovi, a gennaio 2013 la crescita annua dell’indice delle retribuzioni potrebbe crollare allo 0,9%. Ad agosto 2012 ferme anche le vendite al dettaglio rispetto a luglio (-0,1% dei prodotti non alimentari). Rispetto a un anno fa le vendite sono crollate dell’1% (+0,2% di vendite dei prodotti alimentari e -1,5% di quelli non alimentari). Si allarga il divario tra stipendi e inflazione. Codacons: tassa invisibile che pesa per 693 euro su una famiglia di 4 persone, mentre le tariffe di acqua, luce e trasporti aumentano.

In un anno hanno risentito della flessione delle vendite sia i piccoli negozi (‑1,4%), sia la grande distribuzione (-0,4%).

Tornando alle retribuzioni, a settembre l’Istat registra una differenza tra le retribuzioni orarie e quelle per dipendente: le prime sono aumentate dell’1,9% nel settore privato, mentre non si sono stati aumenti per i dipendenti della pubblica amministrazione.

A settembre, tra i contratti monitorati dall’Istat, non si è registrato il recepimento di nessun accordo. Alla fine di settembre la quota dei dipendenti in attesa di rinnovo è del 29% nel totale dell’economia e del 7,6% nel settore privato. L’attesa del rinnovo per i lavoratori con il contratto scaduto è, in media, di 33,1 mesi per l’insieme degli occupati e di 33,4 mesi per il settore privato. Per la fine di dicembre 2012, ricorda l’Istat, sono in scadenza gran parte dei contratti dell’industria (tra cui energia e petroli, energia elettrica, plastica, metalmeccanici), e anche nei servizi (magazzinaggio e trasposto merci su strada).

Ad allargarsi sempre di più è il divario tra aumento degli stipendi e aumento dei prezzi: l’inflazione a settembre è stata del 3,2%, con una differenza quindi dell’1,8% rispetto alle retribuzioni. Per il Codacons questa differenza significa, tradotta in cifre, che una famiglia di 3 persone ha avuto una perdita del potere d’acquisto equivalente a 629 euro. Una tassa invisibile che sale ovviamente per le famiglie più numerose: per una famiglia di 4 persone è una stangata pari a 693 euro.

In una situazione del genere i consumi non possono che crollare, mentre tutto il resto, a cominciare dalle tariffe pubbliche, continua a salire, anche più dell’inflazione. Ad esempio, per acqua, rifiuti, luce, gas e trasporti pubblici è in arrivo una stangata pari a 234 euro su base annua: 23 per i rifiuti, 16 per l’acqua, 60 per l’elettricità, 123 per il gas e 12 per il trasporto pubblico locale. Si tratta di spese obbligate che incideranno pesantemente anche sulle famiglie già in difficoltà.
“Per questo – conclude il Codacons – se il Governo si ostina a bloccare la rivalutazione delle pensioni e delle retribuzioni dei dipendenti pubblici dovrebbe congelare anche tutti gli altri aumenti, dalle multe per le violazioni al codice della strada alle tariffe degli enti locali, dal canone Rai ai pedaggi autostradali”.

 

 

 

 

 

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