Perugia sperimenta nuovi modelli di consumo, dal baratto al riciclo

A Perugia il terzo sabato di ogni mese in località Ponte San Giovanni si tiene il “mercato contadino e di artigianato consapevole” dove “acquistando i prodotti si partecipa ad un’importante azione di sostegno dell’agricoltura locale e familiare”, spiegano gli organizzatori. Il manifesto di questi contadini e artigiani –  “utilizziamo risorse abbondanti come il tempo e il lavoro umano e risparmiamo quelle preziose come l’acqua e la terra” – bene si sposa con il pensiero di un gruppo di ragazze conosciute come le “Riciclamiche” che viene ospitato all’interno di “Terra Fuori Mercato”, l’associazione che organizza e promuove il mercato contadino e di artigianato consapevole.

Un gruppo di ragazze con una storia tanto semplice quanto importante: all’interno dell’esperienza di un gruppo di acquisto solidale della zona, una “gassista” lanciò l’idea di costruire le borse per la spesa collettiva utilizzando stoffe di ombrelli rotti, in modo da ridurre al minimo l’uso delle buste di plastica. Hanno cominciato a incontrarsi per scambiarsi la spesa e riciclare creativamente ombrelli rotti e si ritrovano oggi ad avere un posto di riguardo all’interno di un mercato con una propria postazione in cui persone comuni lasciano i propri oggetti per scambiarli con quelli lasciati da altre persone.

La bancarella è a dir poco colorata: borse, maglie, pantaloni, scarpe, giacche e vestiti, ma anche libri, oggetti per la cucina, giochi per bambini e tanto altro ancora, tutto a disposizione di chi non può permettersi di acquistare oggetti “nuovi” e di chi semplicemente non se la sente di acquistarne.

Sì, perchè dietro al lavoro delle Riciclamiche non ci sono “solo” la crisi economica, del commercio, dei consumi…ma come loro stesse dicono, se proprio vogliamo associarle ad una crisi, dobbiamo farlo con quella ambientale: “Facciamo laboratori per bambini con materiale riciclato non perché non abbiamo soldi per comprarne di nuovo, ma perché odiamo lo spreco e non ci va di buttare la roba a fronte del danno ambientale che questo comporta, non solo per lo smaltimento dei cosiddetti rifiuti ma più che altro per la loro produzione”.

Sanno bene le Riciclamiche che le risorse non sono infinite, quindi il cittadino “deve avere l’accortezza e l’intelligenza di usare quelle che abbiamo fino all’ultimo”. La bancarella delle Riciclamiche rappresenta in sostanza la rinuncia al concetto di “possesso”, per entrare in un’ottica basata sull’assistenza reciproca e su principi antichi come appunto la condivisione e il baratto, nel totale rispetto dell’ambiente.

Riciclamiche in Umbria, ma non solo. Negli ultimi anni sono molti i mercatini del baratto e dell’usato organizzati su e giù per l’Italia. Complice la rete, spopolano idee e servizi per i cittadini di ogni tipo: community varie di baratto online; siti per lavoratori che vogliono condividere  il tragitto casa-lavoro con lo stesso mezzo; per i viaggiatori low-cost che  mettono a disposizione di altri il proprio divano di casa permettendo uno scambio che fa risparmiare sul pernottamento; dall’oltreoceano giunge la moda degli swap-party in cui gruppi di amiche aprono i propri armadi per scambiarsi abiti e accessori che a loro non piacciano più. La Banca del Tempo e i Gruppi di Acquisto Solidale (Gas) sono un po’ figli della stessa cultura.

Questi fenomeni trovano sicuramente forza nel bisogno sempre più forte dei cittadini di “abbattere il prezzo” e di riuscire a sopravvivere a questa crisi globale, ma sono forti anche le molte motivazioni in chiave di sostenibilità ambientale e sociale.

Come si declina questa sensibilità? Quando abbiamo tra le mani un vestito, ad esempio, pensiamo a come potremmo essere belli se lo indossassimo, siamo invasi dalle emozioni nel pensare all’occasione che ci porterà a indossarlo, pensiamo subito alle scarpe che abbiamo a casa, al cappotto che potremo abbinarci….ed è tutto questo che andiamo a pagare alla cassa. Qualche volta con un vestito in mano forse dovremmo anche fermarci per un momento soltanto a pensare a quello che c’è dietro ad ogni pezzo di stoffa: un campo coltivato, il sudore dei lavoratori, il cotone raccolto, il suo lavaggio, la sua colorazione, l’inquinamento prodotto… e se a noi quel vestito è costato anche solo 5 euro, dovremmo ricordarci che alla natura è costato molto di più. E’ questo il monito di persone come le Riciclamiche, un gruppo che insieme ad altri in tutto il paese sta crescendo perché sta crescendo con essi la consapevolezza delle persone su temi come l’ambiente e la crisi economica.

 

di Valentina Meli

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