Responsabilità sociale, una moda che è passata?

La responsabilità sociale è ancora di moda? Ultimamente sembra che il tema sia passato un po’ in secondo piano, forse anche a causa della crisi. Ma quello del consumo sostenibile non è solo una moda: proprio in un momento di difficoltà economica diventa la sfida verso cui tendere per rivedere l’attuale modello di consumo che, in un certo senso, ha fallito. Di questo si è parlato durante il Forum Consumer Responsability organizzato oggi a Roma dalla Fondazione Consumo Sostenibile.

Equità e sostenibilità sono le direzioni che devono guidare il cambiamento del nostro modello di sviluppo che fin’ora ha utilizzato più risorse di quelle disponibili. La logica dominante è stata quella di una domanda di consumo si autoalimenta grazie ad una crescita quantitativa. Ebbene oggi è evidente che questa logica non regge. Molte delle principali economie occidentali sono in crisi di domanda interna. E allora che fare? Bisogna pensare un nuovo modello di sviluppo basato su un crescita qualitativa. 

Un consumatore in grado di selezionare i suoi consumi, di scegliere cosa acquistare tenendo conto non solo del fattore prezzo, può essere il vero motore del cambiamento che ci porterà fuori dalla crisi. Per fare questo è fondamentale costruire un contesto di valori condivisi che conferiscano alle singole azioni quella dimensione collettiva in grado di andare al di là del contingente. Questo discorso vale per i consumatori, ma anche per le aziende che devono agire a livello del loro core business per andare al di là del semplice profit.

“Anche se la responsabilità sociale non è più di moda – ha affermato Marco Frey, presidente della Fondazione Global Compact Network Italia – c’è una piena consapevolezza che l’economia deve seguire un’altra direzione ed è fondamentale che arrivi una spinta dal basso: deve essere il portafoglio dei consumatori a modificare strutturalmente i comportamenti. Questo è già in qualche misura evidente per le nuove generazioni che hanno già messo in atto un consumo più qualitativo ed hanno avanzato richieste di nuovi servizi che hanno dato vita ad esperienze interessanti come quella del bike sharing o di Blablacar (una piattaforma di condivisione degli spostamenti con l’automobile)”.

Sono tanti gli esempi virtuosi di aziende che ormai da tempo fanno attenzione alla sostenibilità, attraverso proprio il coinvolgimento dei consumatori. Per citarne solo due delle più importanti: la Coop che con i suoi 8 milioni di soci ha trovato il modo di organizzare momenti di rappresentanza e condivisione affinché siano i consumatori stessi a decidere le mosse dell’azienda; Ikea che fin dalla sua nascita coinvolge il cliente già prima della fase produttiva, coinvolgendolo con trasparenza e serietà. Ikea oltretutto è stata la prima azienda a diffondere, a prezzi accessibili a tutti, il concetto di design sociale cogliendo quella che era un’esigenza comune alle famiglie. Attraverso progetti seri e a lungo termine l’azienda svedese è riuscita a rendere la vita dei consumatori più sostenibile con i suoi prodotti a basso consumo, senza dover essere per forza un’azienda green.

@Anto_Gior

 

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