Contraffazione, dove sono i benefici?

La contraffazione è un danno per tutti, ma lo è soprattutto per l’Italia che è famosa in tutto il mondo per i suoi prodotti di qualità, dall’alimentare alla moda, passando per il design. Se ogni cittadino fosse realmente consapevole di questo, sarebbe egli stesso l’ambasciatore del proprio paese all’estero come a casa sua. E’ questo il messaggio forte che tutti i soggetti coinvolti nella battaglia contro la contraffazione cercano di far passare. Ed è il messaggio che è stato ribadito al convegnoche si è svolto oggi a Roma, presso Eataly.

Il convegno sulla lotta alla contraffazione è stato organizzato dalla Direzione Generale per la Lotta alla Contraffazione del Ministero dello Sviluppo Economico, ed ha visto la partecipazione di Associazioni dei Consumatori, Associazioni di categoria, Polizia Municipale, Guardia di Finanza.

I dati sono impressionanti per un fenomeno che ormani coinvolge tutti i settori economici: in Italia il fatturato della contraffazione ammonta a 6,9 miliardi di euro, di cui il 15-20% è attribuibile al settore alimentare. Dati che dimostrano come l’industria del falso sia diventata una realtà economica a se stante, che vive nella totale violazione delle leggi, danneggiando tutti.

Viene danneggiato il consumatore che, nella migliore delle ipotesi, compra un oggetto che non corrisponde alle sue caratteristiche reali oppure subisce un inganno (se l’acquisto è inconsapevole); in alcuni casi può avere anche conseguenze sulla sua salute. Viene danneggiato il fisco, perché non si pagano tasse, e l’operatore onesto che subisce una concorrenza a dir poco sleale; viene danneggiata l’occupazione perché l’industria del falso sfrutta manodopera a basso costo, senza rispettare i minimi requisiti sindacali, e toglie posti di lavoro “in regola”. Viene danneggiato quindi l’intero sistema economico del Paese.

E dove sono i benefici? Di certo i benefici sono per chi svolge queste attività criminali e si arricchisce alle spalle di chi acquista il falso che, in quel momento crede di aver risparmiato qualche euro, ma poi si troverà con un oggetto che non vale nulla o addirittura è dannoso. Alla fine ci ha rimesso anche lui.

E allora come si può fare a contrastare questo fenomeno che continua a dilagare, complice anche la crisi economica? Il punto di partenza è l’informazione e l’educazione: dal 2009 il Ministero dello Sviluppo economico sta portando avanti campagne di comunicazione con messaggi sempre più incisivi. Si è partiti dal semplice “No al falso” per arrivare, passando per “Io non voglio il falso”, allo slogan “Ecco perché dico no al falso” accompagnato da 8 semplici regole per non cadere in tentazione.

L’informazione è fondamentale anzitutto per eliminare l’acquisto contraffatto consapevole: chi compra un paio d’occhiali di Armani a 3 euro sa bene che non sta acquistando lo stesso oggetto di valore, che nei canali legali costa molto di più. Su questo punto le Associazioni dei consumatori stanno lavorando da diverso tempo. “Ci sono persone che dichiarano che acquistare un oggetto contraffatto è divertente, magari perché possono contrattare sul prezzo – ha detto Maria Alliney di Assoutenti – E’ proprio questo il pensiero che va cambiato. Bisogna lavorare prima sul piano culturale e poi sul portafogli”. Le Associazioni dei consumatori, infatti, da anni sono al fianco del cittadino con banchetti, campagne di comunicazione e iniziative varie, finalizzate allo sviluppo di una consapevolezza maggiore verso tutto quello che si nasconde dietro il falso.

C’è poi il fenomeno dell’acquisto contraffatto inconsapevole, come può essere quello alimentare: purtroppo di fronte a questo il consumatore non ha molte armi di difesa, ma dall’altro lato c’è tutto il sistema di controlli. C’è la Guardia di Finanza che monitora le frontiere e, soprattutto controlla il territorio nazionale: l’87% dei seguestri effettuati dalle Fiamme Gialle, infatti, viene fatto sul territorio, a dimostrazione del fatto che in Italia ci sono importanti distretti produttivi del falso. Nel 2012 la Guardia di Finanza ha sequestrato 100 milioni di prodotti contraffatti, praticamente 300.000 al giorno. Al di là dei sequestri veri e propri, c’è tutta un’attività investigativa che cerca di risalire all’origine della contraffazione: di solito vengono coinvolti diversi soggetti e risalendo la filiera si arriva al fulcro dell’attività criminale.

Infine, come dimenticare la contraffazione alimentare che in generale si divide in: imitazione di marchi o origine dei prodotti (falso made in Italy) da un lato e sofisticazione di ingredienti o processi produttivi dall’altro. Una nota positiva riguarda il fatto che in Italia c’è un’elevata cultura alimentare di qualità, quindi la contraffazione vera e propria è molto limitata. Il consumatore è attento alla qualità di quello che mangia e alle tradizioni italiane quindi non compra un prodotto alimentare contraffatto (in modo consapevole). Sul piano della Grande Distribuzione, poi, ci sono elevati livelli di controlli e possiamo stare relativamente sicuri. Certo i casi eclatanti non mancano, e anche qui l’informazione è fondamentale.

di Antonella Giordano

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