Crisi, Coldiretti: boom del low cost e tagli alla spesa

In tempo di crisi gli italiani riducono gli acquisti, tagliano su abiti, viaggi e tecnologie. Fanno i detective della spesa, alla ricerca delle offerte più convenienti: i prodotti low cost fanno registrare un vero e proprio boom, anche se chi può cerca la garanzia alimentare con prodotti a denominazione di origine e biologici. Il 16% degli italiani conosce personalmente qualcuno che per povertà è stato costretto a rubare, soprattutto prodotti alimentari e oggetti per i figli. Emerge dalla ricerca “La percezione della crisi e il Made in Italy” presentata da Coldiretti.

L’indagine è stata realizzata da Coldiretti-Ixe’ e illustrata nel corso del Forum Internazionale dell’Agricoltura e dell’Alimentazione, organizzato a Cernobbio. Fotografa un panorama nel quale si confermano nuove abitudini di spesa e consumo e un senso di profonda preoccupazione per il futuro. Un dato eclatante emerge dall’indagine: il 16 per cento degli italiani conosce personalmente qualcuno che per indigenza è stato costretto a rubare nel 2013. Fra questi, ben due su tre (66 per cento) hanno sottratto prodotti alimentari e il 22 per cento oggetti per i propri figli. Se il 42 per cento degli italiani vive senza affanni, quasi la metà (45 per cento) riesce a pagare appena le spese senza permettersi ulteriori lussi, mentre oltre 2 milioni di famiglie (10 per cento) non hanno oggi – sottolinea Coldiretti – reddito a sufficienza neanche per l’indispensabile a vivere. In questa situazione la famiglia è la principale fonte di welfare. Il 37 per cento degli italiani è stato costretto infatti a chiedere aiuto economico per arrivare alla fine del mese ai genitori, il 14 per cento a parenti e il 4 per cento addirittura ai figli. Solo il 14 per cento si è rivolto a finanziarie o banche mentre l’8 per cento agli amici.

Gli italiani cambiano abitudini di spesa e tagliano negli acquisti. Più di due italiani su tre (68 per cento) hanno ridotto la spesa o rimandato l’acquisto di capi d’abbigliamento riciclando dall’armadio per l’autunno gli abiti smessi nel cambio stagione, ma oltre la metà (53 per cento) ha detto addio a viaggi e vacanze e ai beni tecnologici (52 per cento). Abbigliamento e viaggi non solo si classificano al top dei tagli effettuati dalle famiglie, ma nel corso del 2013 sono anche i beni per i quali si è registrato il più rilevante aumento di persone che hanno fatto rinunce, cresciute rispettivamente del 13 per cento e del 10 per cento, rispetto allo scorso anno. A seguire nella classifica del cambiamento delle abitudini si colloca anche la frequentazione di bar, discoteche o ristoranti nel tempo libero, dei quali ha fatto a meno ben il 49 per cento. Il 42 per cento degli italiani ha rinunciato alla ristrutturazione della casa, il 40 per cento all’auto o la moto nuova e il 37 per cento agli arredamenti. Pesa l’addio alle attività culturali del 35 per cento degli italiani. Da segnalare sul lato opposto il fatto che – conclude Coldiretti – solo il 14 per cento degli italiani dichiara di aver ridotto la spesa o rimandato gli acquisti alimentari, una percentuale superiore solo alle spese per i figli (6 per cento), ma per entrambe le voci la percentuale è in calo rispetto allo scorso anno.

Addio al negozio di fiducia, un italiano su due fa lo slalom in città alla ricerca del risparmio. Non solo: il 71 per cento dei consumatori dichiara di confrontare con più attenzione rispetto al passato i prezzi, il 62 per cento va a caccia delle offerte speciali 3 per 2 e degli sconti e il 42 per cento cerca sempre e comunque i prodotti che costano meno.

C’è un boom dei prodotti low cost accompagnato dalla “resistenza” dei prodotti di qualità, segnale di una polarizzazione dei consumi. Oltre tre italiani su quattro (77 per cento) continuano ad acquistare regolarmente o qualche volta prodotti a denominazione di origine e quasi la metà (45 per cento) prodotti biologici, ma il vero boom lo fanno registrare i prodotti low cost che il 47 per cento degli italiani acquista più frequentemente del passato. “Si tratta di risultati – spiega Coldiretti – che evidenziano una polarizzazione nei comportamenti, con una parte della popolazione che, preoccupata per la qualità dell’alimentazione, si rivolge a prodotti garantiti, ma una fetta consistente è purtroppo costretta ad acquistare prodotti low cost che non danno le stesse garanzie. Chi ha disponibilità di reddito ed è un consumatore attento alla qualità e alla tipicità consolida i propri stili, mentre chi si trova in difficoltà è spesso costretto a rinunciare”.

In un contesto del genere, la preoccupazione principale è rivolta al lavoro: sette italiani su dieci temono di perdere il lavoro e il 53 per cento di non riuscire ad avere un reddito sufficiente per mantenere la propria famiglia. Per più di una famiglia italiana su quattro (22 per cento) sarà un autunno difficile di sacrifici economici. Per quanto riguarda la situazione generale, la percentuale di quanti sono pessimisti per il futuro e pensano che la situazione peggiorerà è del 35 per cento. Al contrario, sono il 51 per cento coloro che – continua la Coldiretti – ritengono che non ci saranno cambiamenti mentre sono solo il 14 per cento quelli convinti che ci sarà un miglioramento. Sono dati che fotografano un generale sentimento di preoccupazione.

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