Diritto europeo dei contratti, Commissaria Reding incontra avvocatura italiana

All’interno del mercato unico europeo le compravendite transfrontaliere, cioè quelle effettuate tra un paese e l’altro, sono ancora troppo poche. I consumatori, infatti, non si fidano molto di queste operazioni poiché non hanno ben chiari quali sono i propri diritti.

Il principale ostacolo agli scambi transfrontalieri è soprattutto la differenza tra i diritti dei contratti dei 27 Stati membri: se un italiano vuole comprare qualcosa dalla Francia, ad esempio, è molto probabile che rinunci all’acquisto considerandola un’operazione complessa. Infatti soltanto il 4% degli italiani dichiara di fare acquisti online da altri Paesi.

E questo vale anche per le piccole imprese europee: in 9 casi su 10 rinunciano a comprare o vendere qualcosa fuori dai propri confini nazionali e questo determina una perdita di reddito di ben 26 miliardi e mezzo di euro in tutta l’Europa. Secondo un recente Eurobarometro il 71% delle imprese europee, se potesse scegliere, userebbe un unico diritto europeo dei contratti per tutte le vendite a consumatori di altri paesi UE.

Questo obiettivo sta per diventare realtà: ad ottobre scorso la Commissione europea ha proposto un diritto comune della vendita che vuole agevolare gli scambi grazie a un corpus unico di norme applicabili ai contratti transfrontalieri in tutti i 27 Stati membri. Tutto questo garantisce una serie di diritti che tutelano il consumatore soprattutto negli acquisti online.

Durante la sua visita in Italia, Viviane Reding, Vicepresidente della Commissione europea e responsabile per la giustizia, i diritti civili e la cittadinanza, ha incontrato l’avvocatura italiana per condividere l’impegno reciproco su questo tema. “Quello di un diritto comune europeo dei contratti di vendita è un progetto di origine italiana – ha precisato Reding nella conferenza stampa che si è tenuta oggi a Roma – E’ stato, infatti, Mario Monti a suggerire quest’idea quando predispose la relazione sul diritto del mercato interno. Noi abbiamo semplicemente formulato una proposta all’interno del contesto europeo. L’idea è quella di permettere al consumatore o all’impresa di scegliere liberamente nei loro rapporti commerciali, quando vogliono  comprare o vendere oltre il confine nazionale, il diritto comune come alternativa al diritto nazionale”.

Il vicepresidente del Consiglio Nazionale Forense Ubaldo Perfetti ha espresso l’appoggio dell’avvocatura italiana alla proposta ed ha precisato: “Pensiamo che questa normativa aumenti il gradiente di tutela dei consumatori e faciliti anche il lavoro degli avvocati. In più crediamo che uno strumento come questo potrebbe contribuire a rilanciare l’economia, aiutandoci ad uscire dal momento di crisi. Stiamo attenti che in periodi difficili si rischia di far prevalere le ragioni economiche sui diritti”.

Su questo nuovo strumento, infatti, i consumatori europei hanno espresso, durante l’assemblea plenaria del Comitato Economico e Sociale Europeo del 28-29 marzo a Bruxelles, tutte le loro riserve e contrarietà. In particolare si teme che questo diventi un cavallo di troia utilizzato dalle imprese per abbassare alcune tutele nazionali.

di Antonella Giordano  

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