Forum PA 2012, l’e-commerce italiano? Indietro, ma cresce più degli altri Paesi

L’e-commerce in Italia ha ancora tanti ostacoli da superare, a cominciare da quelli psicologici. Scontiamo un ritardo storico rispetto a Francia e Germania, per non parlare del Regno Unito, sulle vendite a distanza. In quei Paesi esisteva un’attitudine alla vendita a distanza già negli anni ’40. A questo si lega una diffidenza verso la moneta elettronica che è ben radicata nel nostro Paese: ancora oggi ben 9 italiani su 10 fanno uso del contante.

Oltre a non avere molta dimestichezza nei pagamenti in Internet, il consumatore italiano ha qualche riserva sull’affidabilità dei siti: in molti casi la merce ordinata, e quindi pagata anticipatamente (così funziona nell’e-commerce), non arriva a destinazione o arriva manomessa o differente da quella che si pensava di aver acquistato. A tutto questo non sembra esserci un rimedio perché, e qui veniamo agli ostacoli di carattere giuridico, le norme di tutela del consumatore sono insufficienti. O almeno questa è la percezione che ha la maggior parte degli italiani, essendo abituati ad avere un rapporto diretto con il venditore e non sapendo a chi rivolgersi in caso di controversia.

Ma lo sviluppo del commercio elettronico è uno dei punti dell’Agenda digitale italiana, nonché di quella europea che, nell’ambito della Strategia Europa 20-20, chiede una maggiore inclusione di Internet legata ad una maggiore alfabetizzazione della popolazione. Di questo e delle prospettive dell’e-commerce italiano si è parlato durante un convegno al Forum PA, che si è aperto oggi a Roma.

“Il 1° marzo di quest’anno è stata istituita la cabina di regia del Governo sull’Agenda digitale e dobbiamo definire le strategie per rilanciare la digitalizzazione del Paese – ha detto Antonio Longo, dirigente del Ministero dello Sviluppo economico – Rispetto a Francia, Germania e Regno Unito che insieme detengono il 70% dell’e-commerce europeo, l’Italia si attesta su un modesto 5,7%. Ma ha un elevato tasso di crescita, ben superiore a quello degli altri Paesi. Questo vuol dire che al di là degli ostacoli che permangono nel settore, c’è una tendenza spontanea della società verso questo canale commerciale”.

Certo le lacune normative ci sono: bisognerebbe prevedere, ad esempio, un sistema di risoluzione stragiudiziale delle controversie, oltre che interventi per migliorare la sicurezza dei pagamenti online. “Nonostante la percentuale di frodi online sia irrilevante, c’è bisogno di un intervento che tranquillizzi il consumatore” ha precisato Longo.

Va poi affrontato il tema dell’alfabetizzazione: il 41% degli adulti italiani non ha mai navigato in Internet (un numero ben superiore alla media europea) e tra quelli che navigano, soltanto il 15% fa acquisti online. Sul fronte delle imprese le cose non migliorano: sono davvero poche quelle che si rivolgono alla rete. Un motivo del ritardo sta forse nella dimensione medio-piccola delle nostre aziende. Andare in rete, infatti, non vuol dire semplicemente aggiungere un canale di vendita, ma riorganizzare l’intero assetto aziendale e formare il personale.

Intanto il Governo sta pensando ad una piattaforma unica per i pagamenti online della Pubblica Amministrazione, per aumentarne la sicurezza. Lo ha annunciato Luigi Ferrara, capo della segreteria tecnica del Ministero per la Pubblica Amministrazione e Semplificazione che ha parlato anche di armonizzazione fiscale: “Non bisogna penalizzare le aziende che si trasferiscono in rete, provocando distorsioni del mercato. Un caso eclatante è quello dei giornali che hanno un’Iva al 20% in rete e al 4% su carta”.

Dulcis in fundo, il diritto d’autore online: nell’ottica di un’economia completamente diversa rispetto a qualche anno fa bisogna trovare una soluzione che accontenta tutti. “Anche in questo settore – ha concluso Ferrara – è necessaria più Europa per consentire la creazione di un vero mercato unico”.

di Antonella Giordano

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