Geoblocking, ECC-Net: barriere illegittime negli acquisti transfrontalieri online

Per i consumatori risulta ancora gravoso il libero accesso ai servizi all’interno dell’Unione Europea. Troppe volte si ricorre ancora al geoblocking e si discrimina sulla base di nazionale o residenza. E’ quando torna a denunciare la Rete dei Centri Europei dei Consumatori (ECC-Net). L’articolo 20.2 contenuto nella Direttiva Servizi (2006/123/CE), in vigore dal 1 gennaio 2010 in tutti gli Stati Europei dovrebbe assicurare ai consumatori di poter acquistare negli altri Paesi europei senza essere discriminati per la nazionalitá ovvero per la residenza. Tuttavia un Report della Rete dei Centri Europei dei Consumatori (ECC-Net) ha dimostrato che vengono ancora adoperate pratiche, come ad esempio il Geoblocking, che di fatto aggirano tale divieto di discriminazione.

geoblocE proprio a novembre è stata approvata dal Consiglio UE la bozza di regolamento che vieterà l’uso ingiustificato del Geoblocking, la normativa sui blocchi geografici che limita l’accesso ai contenuti a seconda del Paese di residenza. Accordo che dovrà essere negoziato con l’Europarlamento.

Il nuovo regolamento rimuove, in particolare, quelle che vengono definite nel testo “le discriminazioni basate sulla nazionalità, la residenza o il domicilio dei consumatori, in modo da dare maggiore impulso all’e-commerce”, dando il via libera alla libertà di fare acquisti online su siti e portali diversi da quelli del proprio Paese, dai pacchetti vacanze e auto in affitto sino ad abbigliamento e servizi cloud. Inoltre, il regolamento dice stop alle restrizioni sui pagamenti, spesso bloccati a causa di carte di credito di uno stato membro diverso, mentre rimangono fuori dalla bozza musica, video, film, e-book e app.

Secondo quanto rilevato da ECC-Net, i consumatori si trovano sempre piú spesso nella situazione di dover pagare un sovrapprezzo oppure una consegna ritardata a causa del domicilio/residenza ovvero della nazionalitá. I risultati del Report mostrano che alcuni commercianti frappongono delle barriere artificiali e molto spesso senza addurre un motivo giustificato.

Tra gennaio 2013 e dicembre 2015, l’ECC-Net ha ricevuto 532 casi inerenti l’art. 20.2 con un aumento del 140% rispetto ai 222 trattati dalla Rete tra il 2010 e il 2012: il maggior numero dei reclami provengono da consumatori residenti in Austria (138), Italia (68) e Irlanda (66).

Più dell’82% dei reclami erano inerenti alla discriminazione rispetto al luogo di residenza dei consumatori, più che alla loro nazionalità, e la maggior parte originavano da transazioni online; circa il 68% dei reclami hanno riguardato le differenze di prezzo nell’acquisto di prodotti elettronici, di elettrodomestici, di veicoli, di abbigliamento, di libri, di musica o il download di dati; circa il 25% dei casi riguardavano la fornitura di servizi nel settore del turismo e del tempo libero, inclusi quelli forniti dalle agenzie viaggi, servizi ricettivi e i parchi divertimento e più del 5% dei casi hanno riguardato il settore dell’autonoleggio.

In particolare, le aziende che praticavano differenziazioni di prezzo e dei servizi forniti sulla base della nazionalità o residenza dei consumatori bloccavano l’accesso al sito, reindirizzavano automaticamente i consumatori su un altro sito web, rifiutavano la consegna del bene o il pagamento oppure imponevano prezzi o condizioni di vendita differenti.

ECC-Net riferisce che su 243 casi che hanno richiesto un intervento dell’ECC-Net , 54 sono stati segnalati alle autorità di controllo per l’indisponibilità delle aziende a collaborare con la Rete e per la mancanza di giustificazioni plausibili in merito alla pratica commerciale adottata e che per il 57% dei casi segnalati non è stato possibile conoscerne l’esito.

Alla luce di questi dati, la Rete ECC chiede quindi piú chiarezza per quanto riguarda le condizioni ed i motivi che le aziende possono addurre per negare ovvero rendere piú onerosi certi servizi.

Comments are closed.