Groupon e orologi contraffatti, così si chiude il 2013 dell’Antitrust

Coupon e orologi contraffatti. L’attività 2013 dell’Antitrust si è conclusa con due procedimenti aventi ad oggetto il gruppo internazionale Groupon e 112 siti che vendevano orologi contraffatti di molteplici marche. L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha deciso, innanzitutto, di avviare un procedimento per verificare possibili pratiche commerciali scorrette da parte di Groupon. L’istruttoria, avviata alla luce delle denunce presentate dalle associazioni dei consumatori Altroconsumo, Cittadinanzattiva, Adiconsum – Veneto, Sportello Europeo Consumatori – Trento, Associazione Consumatori Utenti – ACU Piemonte, Nero su Bianco e da oltre 600 singoli cittadini, dovrà verificare:      la diffusione, attraverso il sito internet http://www.groupon.it/, nella fase precedente all’acquisto dei coupon, di informazioni commerciali ingannevoli, omissive e in grado di creare confusione nel consumatore, in relazione ai prezzi e alle caratteristiche delle offerte pubblicizzate; l’incapacità del servizio di assistenza-clienti a far fronte ai reclami dei consumatori nelle diverse ipotesi di non utilizzabilità dei coupon acquistati, ostacolando così l’effettivo esercizio dei diritti contrattuali. Potrebbero rientrare in tale pratica il rimborso effettuato attraverso i buoni anziché con la restituzione dei soldi, il mancato o parziale rimborso dei coupon non utilizzati per cause addebitabili alle società del gruppo Groupon o ai loro partner (es. nei casi di overbooking), i comportamenti dilatori del call center nel rispondere o nel dare seguito alle richieste di rimborso e di recesso.

Nel secondo procedimento, invece, l’Antitrust ha oscurato 112 siti internet che vendevano orologi contraffatti di 47  marche e vanno dal prodotto più semplice a quello di extralusso. Tutti i siti oscurati erano strutturati come outlet che proponevano,  in diverse lingue, orologi di numerose marche e consentivano di effettuare acquisti con  diverse valute, avvalorando nei consumatori l’idea che il venditore fosse un importante operatore internazionale.  Secondo l’Antitrust attraverso i siti, ora resi non accessibili, sarebbero state fornite ai consumatori informazioni non vere sulla natura e sulle caratteristiche dei prodotti. Mancavano inoltre informazioni rilevanti sull’identità e l’indirizzo geografico dei venditori e sui diritti previsti a tutela dell’acquirente nella fase post vendita. Trattandosi inoltre di prodotti contraffatti veniva negato, di fatto, il diritto di usufruire della garanzia legale di conformità.

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