Inchiesta Altroconsumo su gruppi d’acquisto online: e la ricevuta fiscale dov’è?

Prezzi super scontati e velocità nell’acquisto, direttamente da casa, con una connessione Internet. Ma anche overbooking e delusione rispetto al servizio o prodotto acquistato. Sembra essere questo il quadro che si sta delineando del fenomeno dei gruppi d’acquisto online.

Da poco meno di un anno le caselle di posta elettronica di tantissimi consumatori si sono riempite di offerte di cene, weekend, soggiorni turistici e quant’altro, a prezzi scontatissimi. Basta registrarsi al sito e decidere quale delle decine di promozioni quotidiane scegliere. E poi? Una volta cliccato sull’oggetto del desiderio, lo si acquista direttamente online: si lascia il numero di carta di credito e il gioco è fatto. Dopo qualche minuto arriva una email che ci avvisa della riuscita dell’acquisto, un coupon da stampare e consegnare al negoziante/ristoratore al momento giusto.

Ma si tratterà di un vero affare? Altroconsumo ha condotto un’inchiesta su 10 siti che vendono coupon: Getbazza, Glamoo, Groupalia, Groupon, Kgbdeals, Jumpin, Letsbonus, Poinx, Prezzofelice, Tuangon. L’Associazione ha acquistato, per ogni sito, 4 buoni sconto per usufruire di una cena e un buono per un soggiorno turistico; le città interessate sono state Torino, Milano, Bologna, Firenze, Roma, Bari, Napoli e Palermo. Verificando la qualità del servizio prestato, la correttezza dello sconto, la disponibilità del sito a risarcire in caso di problemi o di annullare l’acquisto dopo la scadenza del periodo di recesso.

I risultati sono stati abbastanza deludenti: il risparmio per i consumatori c’è, in media del 48% sul prezzo pieno, ma è inferiore a quanto promesso online nel 47% dei casi. In un caso su due i prezzi sono gonfiati nell’offerta per far apparire più roboanti gli sconti con la scelta del coupon: mangiando “à la carte” si è speso meno del prezzo dichiarato sul sito. Un esempio per tutti: l’offerta “menu fiorentina per 2”, segnalata come prezzo pieno a 84 euro, proposta scontata a 39 euro, col 54% di sconto sbandierato, costa in effetti “à la carte” 49 euro, con sconto effettivo praticato del 20% e non del 54%.

Nell’81% dei casi in cui c’è stato un problema di non corrispondenza tra il buono e il servizio ricevuto, il sito non si è assunto alcuna responsabilità e non ha provveduto ad alcuna forma di risarcimento.

Infine, spesso non c’è traccia della ricevuta fiscale. Il coupon che il sito invia per email ad acquisto effettuato, infatti, non ha le caratteristiche tecniche né il valore di una ricevuta fiscale. E quasi sempre, presentando il buono nei ristoranti, non viene rilasciata alcuna ricevuta del valore del buono. Altroconsumo si è chiesta: se all’uscita di un ristorante si viene fermati per un controllo fiscale, come si giustifica il fatto di essere usciti a mani vuote? Vista questa confusione e il rischio di evasione fiscale che ne deriva l’Associazione ha inviato un formale interpello all’Agenzia delle entrate

 

3 Commenti a “Inchiesta Altroconsumo su gruppi d’acquisto online: e la ricevuta fiscale dov’è?”

  1. mario ha detto:

    ciao,
    sono un vostro fan e un acconciatore che ha usato i gruppi di acquisto da oramai piu’ di un anno.
    Noi rilasciamo ad ogni cliente la ricevuta dell’acquisto fatto on line e in piu’ la ricevuta a costo zero per il servizio effettuato il giorno del loro arrivo in negozio.
    Sono uno di quei partner che groupon ha mandato in overbookng.
    Per un piccolo artigiano e’ molto pericolosa la vendita di tutti questi buoni, Non ho mai potuto limitarne la rivendita.
    Inoltre mi sono sempre chiesto:
    ” le ricevute fiscali di tutti quelli che vendono ma che non vengono in negozio da noi?”
    Inoltre ho testato personalmente la possibilita’ di un rimborso iscrivendomi come utente finale: un disastro. Non sono mai riuscito ad avere un rimborso dei soldi spesi.

    Aggiungo, da poco anche per noi partner non e’ piu’ possibile contattare telefonicamente groupon. Dobbiamo mandare via email le nostre obbiezioni nella speranza di essere contattati.

    I gruppi di acquisto credo che possano funzionare ma hanno bisogno di regole.

    I clienti non sanno che possono chiedere il rimborso
    e noi dovremmo poter porre dei limiti alle promo; nella rivendita e nelle uscite che non possiamo ne controllare ne recedere.

    Sono blindati contrattualmente.
    Resto a disposizione per qualsiasi testimonianza
    mp

  2. alexmast ha detto:

    groupon vende troppi coupon e ci mette in difficoltà.

  3. Dave ha detto:

    Ora è dimostrato ma si sapeva da una vita. Gli sconti di Groupon e compari sono fuffe (altro che 50%… se si arriva ad un 20% reale è già tanto e considerando che pago in anticipo senza una vera e propria garanzia soddisfatto o rimborsato non è poi molto lo sconto).
    Protestare o richiedere un rimborso è praticamente inutile (oltre che frustrante visto che c’è il rimbalzo delle responsabilità).
    Evasione fiscale quasi sempre (e i vari siti di deals lo sanno bene ed è per quello che stringono tanti accordi: il negoziante fornisce uno sconto ma evade il fisco, quindi ci sta dentro e anche bene).
    E secondo me, indagando ancora più a fondo, si scoprirà che di fatture se ne vedono poche anche tra il sito e gli inserzionisti.
    Con la politica di rigore fiscale che (giustamente e finalmente) in Italia stiamo praticando, ho paura che di siti di deals ne rimarranno in piedi pochi se non si mettono in riga.