Istat: a ottobre giù la fiducia dei consumatori. Associazioni: pesa aumento Iva

L’incertezza generale e le difficoltà delle famiglie pesano sull’andamento economico e sulla fiducia dei consumatori, che rispetto al mese di settembre scende decisamente: secondo gli odierni dati dell’Istat, a ottobre l’indice di fiducia dei consumatori (in base 2005=100) diminuisce a 97,3 da 100,8 del mese di settembre.

Il peggioramento, diffuso a tutte le componenti, è particolarmente marcato per quella economica, che passa da 99,3 a 93,2, e per quella corrente che scende da 102,6 a 96,1. Risulta in calo l’indicatore relativo al quadro personale, peggiorano sia le attese sulla situazione economica del paese sia le aspettative sulla disoccupazione. I giudizi e le attese sulla situazione economica della famiglia peggiorano mentre le opinioni sulle opportunità attuali e sulle possibilità future di risparmio sono valutate in diminuzione. Gli italiani si aspettano prezzi al consumo in aumento e un rialzo dell’inflazione nei prossimi dodici mesi.

La fiducia dei consumatori torna a diminuire e “non potrebbe essere diversamente”, commentano Federconsumatori e Adusbef. Secondo i dati dell’Osservatorio Nazionale Federconsumatori, nel biennio 2012-2013 la contrazione dei consumi ormai raggiungerà quota -8,1%. Una percentuale impressionante, che equivale ad una contrazione complessiva della spesa delle famiglie di circa 60 miliardi di euro.

“Queste minori entrate non potranno che creare una vera e propria voragine nel mercato, influendo negativamente sulla produzione e quindi sull’occupazione, contribuendo sempre di più alla contrazione del potere di acquisto delle famiglie – affermano le due associazioni – Su tale andamento pesa in maniera insostenibile anche l’incremento dell’IVA, le cui ricadute, in termini annui, ammonteranno a +207 euro a famiglia (con un aggravio del +0,80% del tasso di inflazione)”. Adusbef e Federconsumatori tornano a criticare l’introduzione della Trise senza detrazioni sulla prima casa e chiedono al Governo di avviare “una manovra davvero in grado di rilanciare il potere di acquisto delle famiglie (specialmente quelle a reddito fisso) e gli investimenti per lo sviluppo e la ricerca necessari per la ripresa occupazionale”. “Una manovra, quindi, che dovrebbe prevedere meno regali alle banche e più misure a favore dei cittadini, a partire da un passo indietro sull’incremento IVA, che già in passato si è rivelato estremamente dannoso sia per i bilanci delle famiglie che per quelli dello Stato”, dichiarano i presidenti Federconsumatori e Adusbef Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti.

Secondo Coldiretti, “l’aumento dell’aliquota Iva scattato il primo di ottobre ha certamente contribuito a peggiorare il clima di fiducia dei consumatori con l’aumento dei prezzi e il calo dei consumi. Sono dunque confermate le preoccupazioni sul rischio di alimentare con il rincaro dell’Iva una spirale recessiva”. Il calo della fiducia, prosegue la Cia-Confederazione italiana agricoltori, “è l’effetto più immediato del nuovo aumento dell’Iva scattato il primo ottobre, che si è inserito in un contesto già di crisi, con gli italiani costretti a fare i conti con il crollo del potere d’acquisto (-1,7 per cento nei primi sei mesi del 2013) e la disoccupazione al top dal 1977. In uno scenario del genere, dove 16 milioni di famiglie devono “tagliare” perfino su cibo e sanità, l’incremento dell’Iva di un punto percentuale non fa che rendere tutto ancora più difficile. Perché non si può ignorare che l’aumento dell’imposta va a coinvolgere il 60 per cento dei consumi: dall’abbigliamento al pieno di benzina, dal vino ai mobili per la casa, dal pc alle parcelle dei liberi professionisti, con un costo già stimato per famiglia compreso tra i 200 e i 300 euro annui”.

Sull’aumento dell’Iva quale “disastro per la fiducia, i consumi e l’erario” si sofferma anche Confesercenti: “Il consistente calo della fiducia dei consumatori rilevato dall’Istat è un dato estremamente preoccupante: se le aspettative sono queste, si rischia l’ennesimo Natale di crisi, con le immaginabili conseguenze per le imprese che contavano su una ‘ripresina’ dei consumi in occasione delle festività di fine anno – afferma la sigla – Adesso bisogna agire per liberare i consumi, a cominciare dalla riduzione dell’Iva. Conviene anche all’erario: lo smodato utilizzo della leva fiscale, combinato con la recessione che il nostro Paese sta vivendo, non ha sortito altro effetto che una diminuzione del gettito dell’imposta. Nei primi 8 mesi dell’anno questo era in calo del 4,4%, ed è probabile che a fine 2013 il crollo sarà ancora più consistente”.

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