Istat: ancora giù il potere d’acquisto delle famiglie

La crisi morde le famiglie: continuano a calare il potere d’acquisto e la spesa per i consumi, una tendenza in atto ormai da tempo che testimonia la crescente difficoltà in cui versa il Paese. Secondo i dati resi noti oggi dall’Istat, nei primi sei mesi dell’anno il potere d’acquisto delle famiglie consumatrici ha registrato una flessione dell’1,7% rispetto allo stesso periodo del 2012, mentre nel secondo trimestre del 2013 si è ridotto dello 0,7% rispetto al trimestre precedente e dell’1,3% nei confronti del secondo trimestre del 2012.

Nel secondo trimestre dell’anno il reddito disponibile delle famiglie consumatrici in valori correnti è diminuito al netto della stagionalità dello 0,6% rispetto al trimestre precedente, risultando quasi invariato rispetto al corrispondente periodo del 2012 (+0,1%). La propensione al risparmio delle famiglie è stata pari al 9,4%, in diminuzione di 0,2 punti percentuali rispetto al trimestre precedente ma in aumento di 1,7 punti percentuali rispetto al corrispondente periodo del 2012. La fotografia delle difficoltà degli italiani è completata dai numeri relativi alla spesa per i consumi finali, che è diminuita dello 0,3% rispetto al trimestre precedente e dell’1,8% rispetto al corrispondente periodo del 2012. Cala, su base annuale, anche il tasso di investimento delle famiglie, pari al 6,3%, invariato rispetto al primo trimestre del 2013 ma in diminuzione di 0,3 punti percentuali nei confronti del secondo trimestre del 2012.

Cosa significa? Per il Codacons, questi numeri rivelano una stangata: “Tradotto in cifre è come se una famiglia di 3 persone, in appena sei mesi, avesse avuto una perdita equivalente a 594 euro (489 una famiglia di 2 componenti, 654 una di 4), una stangata tanto invisibile quanto disastrosa – stima l’associazione – Se si aggiunge il dato reso noto pochi giorni fa dall’Istat, relativo al 2012, con una perdita del potere d’acquisto del 4,7%,  la stangata diventa impietosa e assume contorni drammatici. In un anno e mezzo è come se una famiglia di 3 persone avesse avuto una tassa invisibile pari a 2.236 euro!”. In questo contesto, in cui la metà delle famiglie fatica ad arrivare a fine mese, è inevitabile che le imprese si fermino e manchi il lavoro. Sostiene il Codacons: “Ecco perché il Governo, che finora ha preso in giro le famiglie, dato che con la mano destra ha tolto l’Imu, pari in media ad appena 225 euro, ma con la mano sinistra ha lasciato aumentare l’Iva, pari a 209 euro per una famiglia di 3 persone, in pratica lasciando nelle tasche degli italiani un’elemosina di appena 16 euro, ora, nella legge di stabilità, farebbe bene a concentrarsi finalmente su come ridare capacità di spesa alle famiglie”.

Anche perché le famiglie stanno risparmiando su tutto, alimentari compresi. Come sottolinea Coldiretti, per effetto del crollo del potere di acquisto il 57% degli italiani è stato costretto per risparmiare a scegliere prodotti più economici nel largo consumo. Il 68% dei consumatori ha tagliato sull’abbigliamento e il 43% usa meno l’auto. “A preoccupare – sottolinea la Coldiretti – è l’effetto recessivo che il calo del potere di acquisto sta provocando sull’intera economia che rischia peraltro di essere alimentato dal recente aumento dell’aliquota Iva. Sei italiani su dieci – continua la Coldiretti – hanno tagliato le spese per l’alimentazione che ha raggiunto il livello più basso degli ultimi venti anni”. Durante l’anno le famiglie hanno infatti tagliato gli acquisti per l’alimentazione, dall’olio di oliva extravergine (-9%) al pesce (-13%), dalla pasta (-9%) al latte (-8%), dall’ortofrutta (-3%) alla carne. Complessivamente il taglio nella spesa alimentare ammonta al 4%.

Le famiglie riescono ad arrivare a fine mese solo con una feroce “spending review” tra le mura domestiche, come dimostra il crollo dell’1,8% della spesa per i consumi nei primi sei mesi dell’anno – aggiunge la Cia-Confederazione italiana agricoltori – Purtroppo il potere d’acquisto continua a rimanere in territorio negativo (-1,7%) e le famiglie, di conseguenza, sono costrette a tagliare su tutto, anche su quantità e qualità del cibo portato in tavola. E l’aumento dell’Iva al 22% non fa che rendere tutto ancora più difficile”. Ormai, prosegue la sigla, la tavola degli italiani è assolutamente low cost: il 62% delle famiglie riduce le quantità di cibo acquistate e per 6,5 milioni di famiglie i discount sono diventati l’unica alternativa praticabile per resistere ai colpi della crisi.

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