Istat: giù vendite al dettaglio, alimentari a meno 2,2%

E’ una sfilza di segni negativi quella delle vendite al dettaglio registrata dall’Istat nel mese di settembre: nel confronto annuale, l’indice delle vendite diminuisce del 2,8%, risultato che è sintesi di una flessione del 2,2% per le vendite di prodotti alimentari e del 3,1% per quelle di prodotti non alimentari. Nell’arco di un mese, rispetto ad agosto, le vendite diminuiscono dello 0,3%. Reggono solo i discount.

Nella media del trimestre luglio-settembre 2013 l’indice registra una flessione dello 0,4% rispetto ai tre mesi precedenti. Nel confronto con agosto 2013, le vendite di prodotti alimentari diminuiscono dello 0,2%, quelle di prodotti non alimentari dello 0,3%. Nel confronto con i primi nove mesi del 2012, le vendite di prodotti alimentari segnano una flessione dell’1,3% e quelle di prodotti non alimentari del 3%, per una diminuzione complessiva del 2,3%.

La flessione delle vendite riguarda sia i piccoli negozi sia la grande distribuzione: reggono solo i discount. Nel dettaglio, il confronto con il mese di settembre 2012 evidenzia flessioni nelle vendite sia per la grande distribuzione (-2,6%) sia per le imprese operanti su piccole superfici (-3%). Fra gli esercizi non specializzati a prevalenza alimentare, aumentano le vendite dei discount (+0,8%), mentre diminuiscono sia quelle degli ipermercati (-3,2%) sia quelle dei supermercati (-2,8%).

“Siamo di fronte agli effetti della crisi che porta a dire addio al negozio di fiducia, quasi la metà  degli italiani (47%) si reca in diversi esercizi commerciali per acquistare il prodotto che cerca dove costa meno, magari aiutati da internet e volantini sui quali è guerra nel pubblicizzare offerte speciali e sconti – commenta ColdirettiCon il 71% dei consumatori che dichiara di confrontare con più attenzione rispetto al passato i prezzi, gli italiani sono costretti a trasformarsi in veri detective della spesa: il 62% va a caccia delle offerte speciali 3 per 2 e degli sconti e il 42% cerca sempre e comunque i prodotti che costano meno. Mai come nel passato – sottolinea la Coldiretti – fare la spesa è diventato una sfida alla ricerca della maggiore convenienza che richiede fatica e tempo, portando gli italiani a fare la spola tra diversi negozi per risparmiare. Le difficoltà economiche hanno costretto molti italiani a tagliare la spesa alimentare e a preferire l’acquisto di alimenti più economici prodotti spesso a prezzi troppo bassi per essere sinceri, che rischiano di avere un impatto sulla salute. Dietro questi prodotti spesso si nascondono, infatti, ricette modificate, l’uso di ingredienti di minore qualità o metodi di produzione alternativi ma possono a volte mascherare anche vere e proprie illegalità, come è confermato dall’escalation dei sequestri”.

Sono dati drammatici per il Codacons: “Gli italiani proseguono la loro dieta forzata, considerato che ancora una volta di diminuiscono le vendite di prodotti alimentari, beni necessari difficilmente comprimibili. Segno di una drammatica difficoltà ad arrivare a fine mese – afferma l’associazione – Persino le vendite della grande distribuzione crollano. Solo i discount reggono ancora, ma la loro tenuta dimostra come gli italiani non si possono più permettere nemmeno di comprare le marche famose e pubblicizzate che hanno reso famoso il made in Italy nel mondo. Ecco perché il Governo dovrebbe rifare la legge di stabilità, partendo dal principio che quella italiana è in primo luogo una crisi di consumi dalla quale si uscirà solo quando le famiglie potranno almeno permettersi di poter mangiare quello che vogliono senza doversi preoccupare che, così facendo, non arriveranno a fine mese”.

“È ora che il Governo intervenga con determinazione e responsabilità per porre un freno a questa spirale depressiva che opprime la nostra economia ormai da troppo tempo”, dichiarano Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti, presidenti di Federconsumatori e Adusbef, che sottolineano come di  mese in mese peggiorino le vendite, le condizioni delle famiglie, l’andamento dell’economia. Secondo le stime dell’Osservatorio Nazionale Federconsumatori, nel solo biennio 2012-2013 i consumi delle famiglie sono diminuiti del -8,1%, pari ad una cifra complessiva di circa 60 miliardi di euro, e nel 2013 i consumi alimentari risultano in calo del 4,6%. Per le due associazioni, è fondamentale eliminare l’aumento dell’Iva, trovare le risorse per eliminare l’Imu sulla prima casa, detassare le tredicesime in favore delle famiglie a reddito fisso.

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