Istat: vendite al dettaglio, a ottobre lieve ripresa per alimentari. Si acquista nei discount

Lieve ripresa a ottobre delle vendite al dettaglio, trainate da un aumento delle vendite di prodotti alimentari e soprattutto nei discount. A ottobre, le vendite al dettaglio segnano un aumento congiunturale dello 0,1%, dopo cinque mesi di variazioni negative. Nel confronto con settembre 2011, le vendite di prodotti alimentari aumentano dello 0,7%, quelle di prodotti non alimentari diminuiscono dello 0,1%.Rispetto ad ottobre 2010, l’indice grezzo del totale delle vendite segna un calo dell’1,5%, con dinamiche opposte tra le vendite di prodotti alimentari, che aumentano dello 0,9%, e quelle di prodotti non alimentari, che scendono del 2,5%.

È quanto evidenzia l’Istat, che sottolinea l’aumento di vendite soprattutto nei discount (più 2,9% nel confronto annuale). A parte il ritorno all’acquisto degli alimentari, tutti gli altri prodotti segnano una flessione rispetto al 2010, con l’eccezione del settore profumeria e cura della persona che sostanzialmente tiene (+0,1%). Le variazioni tendenziali negative di maggiore entità riguardano in particolare Supporti magnetici, strumenti musicali (-9,3%) ed Elettrodomestici, radio, tv e registratori (-6,6%). I gruppi che mostrano le flessioni più contenute sono Utensileria per la casa e ferramenta (-0,1%) e Giochi, giocattoli, sport e campeggio (-0,2%).

I dati dell’Istat fanno dire però a Federconsumatori e Adusbef che “si continua a sottovalutare la crisi” e con esse le ricadute che, fra manovre e aumenti di prezzi e tariffe, si stanno verificando per le famiglie italiane, in particolar modo per quelle a reddito fisso e a basso reddito. Ci sono infatti, argomentano le due associazioni, una escalation dell’inflazione, una contrazione dei consumi, una stangata di prezzi e tariffe che nel 2011 ammonterà a oltre 1600 euro l’anno. A questo si aggiungeranno le ricadute delle diverse manovre, che sommate tutte insieme ammontano a oltre 2 mila euro annui. Il tutto, affermano Federconsumatori e Adusbef, causerà “una perdita insostenibile del potere di acquisto delle famiglie del 7,6%”.

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