MSE e Consumatori: contraffazione, la differenza è sempre il prezzo

I consumatori convivono con i prodotti contraffatti. C’è in loro “una certa forma di acquiescenza” nei confronti della contraffazione. In assoluto, pensano che i prodotti contraffatti possano essere dannosi – quasi il 95% sa che esistono prodotti contraffatti pericolosi per la salute – ma quando si passa al particolare, ovvero all’acquisto fatto per sé, interviene una forma di “ottimismo furbesco” che porta ad apprezzare il prodotto e a pensare che l’oggetto acquistato sia un affare perché pagato poco e non dannoso. È la principale evidenza che emerge dalla seconda indagine sulla contraffazione in Italia, realizzata dal Ministero dello Sviluppo economico in collaborazione con otto associazioni di consumatori nell’ambito del progetto “Io non voglio il falso”.

L’indagine è stata presentata oggi durante il convegno “La percezione della contraffazione da parte del cittadino-consumatore”, organizzato a Roma dalla Direzione generale per la lotta alla contraffazione-UIBM del Ministero dello Sviluppo economico insieme ad Acu, Adiconsum, Adoc, Assoutenti, Codici, Federconsumatori, Movimento Consumatori e Movimento Difesa del Cittadino. E rappresenta la seconda fase di un’indagine conoscitiva sulla contraffazione, condotta per tracciare identikit e sentimenti dei consumatori.

Nella prima indagine, condotta fra il 2010 e il 2011, intervistato telefonicamente, solo il 14,7% del campione ammetteva di aver acquistato prodotti contraffatti. In seguito le domande sono state perfezionate e rese più “amichevoli” e tale percentuale è salita al 30,6%. Un dato comunque sottorappresentato. Poco meno di un terzo del campione, dunque, si è dichiarato acquirente di prodotti contraffatti: un motivo, spiega l’indagine, potrebbe essere l’inconsapevolezza che spesso guida l’acquisto di prodotti contraffatti; una seconda ragione potrebbe invece indicare il contrario, ovvero che l’abitudine all’acquisto di prodotti contraffatti (basti pensare a chi compra solo DVD pirata) ne cancelli la consapevolezza, quasi che esistesse solo quel canale di vendita. Un’altra ragione della “sottorappresentazione” dell’acquisto contraffatto potrebbe invece essere proprio nella consapevolezza di commettere un reato.

Fatto sta che il 94,8% del campione sa che i prodotti contraffatti possono essere dannosi per la salute, percentuale in aumento rispetto a quella rilevata dalla prima indagine (88,9%). Questa consapevolezza però non blocca l’acquisto. Abbigliamento e accessori (23,2%) sono le categorie di prodotti maggiormente acquistati e in questo caso la consapevolezza della contraffazione è evidente: fra i prodotti più acquistati si segnalano borse e cinture, t-shirt e camicie, pantaloni e jeans. Nell’acquisto di alimentari, cosmetici e giocattoli è più facile invece che ci sia una certa inconsapevolezza, anche per la scarsa conoscenza dei prodotti originali.

Ma perché si acquista contraffatto? Su tutte le ragioni domina il fattore prezzo: quasi l’80% degli intervistati indica infatti come motivo principale “il prezzo conveniente”, ma c’è anche un buon 21,5% che indica il “bisogno” dell’articolo o del prodotto, un 16,4% risponde “perché è alla moda” e l’11,8% perché pensa sia comunque di buona qualità. In generale, evidenzia ancora la ricerca, i prodotti contraffatti tradiscono le aspettative dei consumatori sia in termini di qualità, che di rapporto qualità-prezzo, che di durata; eppure alcune volte il rapporto qualità-prezzo, per esempio nell’abbigliamento e nell’alimentare, è stato valutato dalla maggioranza degli intervistati uguale alle aspettative, così come la qualità dei prodotti alimentari e la durata dei cosmetici.

Come sconfiggere il fenomeno? Fra i suggerimenti principali, i consumatori indicano in gran maggioranza la creazione di linee di prodotti di marca più accessibili economicamente (91,6%) e la riduzione dei prezzi dei prodotti originali (89,1%). Gli intervistati ritengono anche che un buon deterrente potrebbe essere far capire che i prodotti contraffatti possono danneggiare la salute (84,2%) ma non condividono l’iniziativa di punire chi li acquista (indicazione data solo dal 43,7% degli intervistati).

Dall’indagine emerge insomma un consumatore consapevole che i prodotti contraffatti possono rappresentare una fonte di pericolo e che possano far male alla salute; allo stesso tempo, il fattore prezzo continua a essere una leva fondamentale per l’acquisto – quando si chiede dei vantaggi dell’acquisto, il 76,6% indica che comprare prodotti contraffatti permette di risparmiare, seguito a lunga distanza dalla possibilità di comprarne di più (22,1%) e dal fatto che vengano acquistati senza pensarci poi troppo (21,5%).

Spiega Loredana Gulino, Direttore generale DG Lotta alla contraffazione-UIBM del MSE: “Prima si parlava solo di beni di lusso, ora tutti gli oggetti vengono contraffatti, dagli alimentari all’utensileria agli oggetti di ricambio. Qual è il consumatore tipo? Nella prima indagine fatta si trattava di un consumatore non preoccupato di commettere un reato e a volte soddisfatto del suo acquisto. Ma solo il 14,7% dichiarava di aver comprato contraffatto. Nella seconda indagine, circa il 30% dei consumatori ha dichiarato l’acquisto di prodotti contraffatti, percentuale comunque sottorappresentata. I consumatori però, più che in passato, sanno che c’è un danno alla salute, e questa consapevolezza aumenta dalla prima alla seconda indagine. I settori nei quali si concentrano gli acquisti contraffatti sono abbigliamento e accessori, ed evidentemente qui c’è una piena consapevolezza. In altri settori, come l’agroalimentare e i giocattoli, invece non c’è. La sensazione generale che si evince da questa indagine – conclude Gulino – è che i consumatori si trovino in uno stato di acquiescenza: sanno che il contraffatto è reato ma continuano a comprare, sanno che danneggia la salute ma se si rapportano a sé stessi domina un atteggiamento furbesco. Noi continueremo, insieme alle associazioni dei consumatori e alle aziende, a battere questo terreno”. Una battaglia che, considerati i dati dell’indagine, si annuncia ardua, anche se la consapevolezza dei rischi sta comunque aumentando.

 

@sabrybergamini

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