Nielsen: il consumatore socialmente consapevole è giovane e non sta in Europa

Il consumatore socialmente consapevole, quello che è attento alle aziende che si occupano di responsabilità sociale ed è disposto a pagare di più prodotti e servizi di tali aziende, è giovane, si affida ai consigli delle persone che conosce, usa i social media per prendere decisioni di acquisto. Considera la sostenibilità ambientale una delle cause più importanti. E non risiede in via prioritaria in Europa.

È quanto emerge dall’indagine Global Corporate Citizenship di Nielsen, condotta intervistando oltre 28 mila utenti internet in 56 Paesi: il 46% dei consumatori globali è disposto a pagare di più per prodotti e servizi di aziende che hanno sviluppato programmi di responsabilità sociale. Sono consumatori che Nielsen definisce “socialmente consapevoli”: si tratta in prevalenza di giovani (il 63% ha meno di 40 anni), che consultano i social media quando devono prendere decisioni d’acquisto e si preoccupano di questioni ambientali, educative e di alimentazione. “È chiaro che l’impegno delle aziende nella responsabilità sociale viene apprezzato da un gruppo specifico di consumatori”, afferma Nic Covey, Vice President di Nielsen Cares, il programma globale Nielsen di responsabilità sociale.

I consumatori più giovani sono disposti a spendere di più per prodotti e servizi di aziende socialmente responsabili: secondo quanto evidenzia la ricerca Nielsen, il 50% degli intervistati tra i 15 e i 39 anni pagherebbe un extra per tali prodotti e servizi, rispetto al 37% degli intervistati di età superiore ai 40 anni.

Le cause più importanti, quelle considerate prioritarie dai consumatori socialmente consapevoli, sono i programmi delle aziende che riguardano la sostenibilità ambientale (66%), i miglioramenti apportati a scienza, tecnologia, educazione tecnica e matematica (56%) e l’eliminazione della povertà estrema e della fame (53%). In Italia, la prima causa considerata fondamentale è la creazione di posti di lavoro ben remunerati (69%), a cui seguono la sostenibilità ambientale (57%), i miglioramenti apportati a scienza, tecnologia, educazione tecnica e matematica (48%) e l’eliminazione della povertà estrema e della fame (45%).

Un po’ più sorprendente è il risultato della distribuzione territoriale di tali consumatori. La più alta concentrazione di consumatori socialmente consapevoli non si trova né nelle Americhe né in Europa. L’indagine evidenzia infatti che i consumatori in Asia Pacifico (55%), Medio Oriente e Africa (53%) e America Latina (49%) sono maggiormente disposti a pagare di più per prodotti e servizi di aziende socialmente responsabili rispetto ai consumatori in Nord America (35%) ed Europa (32%). La più elevata concentrazione di consumatori consapevoli è nelle Filippine, dove il 68% degli intervistati si dichiara disposto a pagare un extra per tali prodotti, mentre la concentrazione più bassa è nei Paesi Bassi, dove la disponibilità a spendere di più è indicata solo dal 21% degli intervistati. A livello europeo, l’Italia si colloca però al primo posto: nel Bel Paese il 38% dei consumatori dichiara di essere disposti a pagare di più, mentre percentuali inferiori ci sono in Germania (32%), Spagna (31%), Francia e Gran Bretagna (entrambe 27%).

Particolare è anche il modo in cui ci si informa. I consumatori attenti alla responsabilità sociale d’impresa si fidano molto dei consigli che arrivano dai conoscenti (95%), cercano pareri e informazioni pubblicate online da altri consumatori (76%) e sono più disposti, rispetto agli altri, a usare i social media per prendere decisioni d’acquisto (59% rispetto al 46% sul totale degli intervistati).

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