Osservatorio Findomestic: 87% italiani (sempre più sfiduciati) boccia aumento Iva

Gli italiani bocciano senza appello l’aumento dell’Iva al 22% e pensano che questo colpisca indifferentemente tutti i beni: è la testimonianza che l’aumento continuo della pressione fiscale sta generando un pessimismo diffuso, tanto che il grado di fiducia degli italiani a ottobre è tornato ai minimi storici ed è diminuita la propensione al risparmio. E’ quanto rileva l’Osservatorio mensile Findomestic.

L’87% degli italiani boccia seccamente il rincaro di un punto dell’Iva, entrato in vigore all’inizio del mese. Ma appena uno su due inquadra correttamente i beni che sono stati colpiti dall’aumento dell’imposta, ritenendo – erroneamente – che questo sia andato a colpire anche i trasporti pubblici, i ristoranti e le pizzerie, il cinema, il teatro e i concerti. Tuttavia, anche quest’ultimo dato rilevato dall’Osservatorio mensile Findomestic è una misura di quanto sia forte la percezione che la pressione fiscale possa solo aumentare e di come questa percezione generi un pessimismo diffuso. Secondo gli italiani l’aumento dell’Iva provocherà in particolare un calo delle vendite di veicoli (41%), abbigliamento e accessori (32%), elettrodomestici e tecnologia (23%).

Per rilanciare l’economia un italiano su due mette in evidenza che è necessario ridurre le tasse su imprese e lavoro (51%), il 28% vede la necessità di una serie di interventi finalizzati a ridistribuire la ricchezza prodotta e il 24% ritiene prioritario ridurre la disoccupazione giovanile e investire sui giovani.

L’aumento dell’Iva ha causato un nuovo calo della fiducia degli italiani, ripiombata sotto la soglia psicologica dei 3 punti (2,95): il mese scorso era a 3,09 (su una scala che va da 1 a 10 e ha in 7 la soglia positiva): è il secondo rilevamento peggiore da un anno e mezzo a questa parte. Anche la propensione al risparmio ha fatto segnare un passo indietro: a ottobre il 13,7% degli italiani, infatti, si è ripromesso di aumentare i propri risparmi nell’arco dei 12 mesi successivi. A settembre, ad esprimere la stessa intenzione era stato il 16,9%.

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