Potere d’acquisto in calo, Istat: -1,5% nei primi 9 mesi del 2013

Crollo del potere d’acquisto degli italiani: nei primi 9 mesi del 2013 il potere d’acquisto delle famiglie è calato dell’1,5% rispetto allo stesso periodo del 2012. Soltanto nel terzo trimestre il crollo è stato dello 0,8% sul terzo trimestre del 2012. Sono i dati dell’Istat, che non risparmia neanche i conti del Paese: nei primi nove mesi del 2013 il rapporto deficit/Pil è stato pari al 3,7% con un incremento dello 0,3% sul 2012.

La pressione fiscale nel terzo trimestre 2013 è in calo, ma sale considerando 9 mesi. Mel terzo trimestre è stata pari al 41,2%, inferiore di 1,2 punti percentuali rispetto allo stesso trimestre del 2012. Ma considerando i dati dei primi 9 mesi dell’anno la pressione fiscale è risultata pari al 41,4%, superiore di 0,2 punti percentuali rispetto al corrispondente periodo del 2012.

Per effetto del calo del potere di acquisto gli italiani hanno messo in atto una forte spending review: più di 2 italiani su 3 (68%) hanno ridotto la spesa o rimandato l’acquisto di capi d’abbigliamento e oltre la metà (53%) ha detto addio a viaggi e vacanze e ai beni tecnologici (52%) e molto altro ancora. E’ quanto emerge da una analisi Coldiretti/Ixè secondo cui la crisi ha provocato una profonda spending review dei bilanci familiari che ha colpito tutti le voci di spesa come la frequentazione di bar, discoteche o ristoranti nel tempo libero, dei quali ha fatto a meno ben il 49%. Il 42% degli italiani ha rinunciato alla ristrutturazione della casa, il 40% all’auto o alla moto nuova e il 37% agli arredamenti. “Significativo è anche – continua la Coldiretti – l’addio alle attività culturali del 35% degli italiani in un Paese che deve trovare via alternative per uscire dalla crisi, ma anche quello alle attività sportive (29%) destinato ad avere un impatto sulla salute. E per il 2014 – conclude la Coldiretti – pesa il fatto che appena il 14% delle famiglie italiane pensa che la propria situazione economica migliorerà, mentre per il 35% è destinata a peggiorare anche se una maggioranza del 51% ritiene che non cambi”.

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