Benzina, si chiude il giro di rialzi. UNC: “C’era da aspettarselo”

Si chiude questa mattina il giro di rialzi sui prezzi dei carburanti e “la profezia si avvera”, spiega l’Unione Nazionale Consumatori, con l’effetto di un aumento dell’inflazione legato all’annuncio stesso del rincaro dell’Iva.

Come informa oggi Staffetta Quotidiana, “Si chiude questa mattina il giro di rialzi avviato mercoledì da Tamoil e fomentato ieri da Eni e Shell. Tutte le altre compagnie apportano infatti oggi variazioni al rialzo, chi seguendo il cane a sei zampe (solo sulla benzina) chi la conchiglia (su entrambi i prodotti)”. Il prezzo internazionale della benzina si prende una pausa, quello del gasolio continua a salire.

“Torna dunque sopra quota 1,9 euro/litro la media ponderata nazionale dei prezzi consigliati della benzina in modalità servito tra le diverse compagnie, questa mattina a 1,902 euro/litro (+0,7 centesimi) – spiega Staffetta – Sale, ma più lievemente, anche il prezzo medio del gasolio, oggi a 1,803 euro/litro (+0,3). Gpl Eni stabile a 0,854 euro/litro, come pure il metano a 0,984 euro/kg”. Questa mattina in particolare hanno ritoccato i listini Esso, IP, Q8 e TotalErg, con rialzi che sulla benzina sono compresi tra 1 e 1,5 centesimi e sul diesel tra 0,5 e 1 centesimo.

“Ci rattrista vedere realizzate le previsioni più fosche, ma purtroppo solo il Governo sembra trascurarle – commenta Massimiliano Dona, Segretario generale dell’Unione Nazionale Consumatori (UNC) di fronte ai rialzi sui carburanti – C’era da aspettarselo, lo avevamo previsto noi stessi e, soprattutto, voci autorevoli come la Corte dei Conti: ogni provvedimento che annuncia l’aumento dell’Iva è già sufficiente a far salire l’inflazione”.

“Era già accaduto con il Decreto Salva Italia – ricorda il professor Giuseppe Di Taranto, ordinario all’Università Luiss e consulente dell’UNC – allorché la Corte dei Conti avvertì che sarebbe aumentata l’inflazione di un punto, cosa che è accaduta puntualmente e che porta l’Italia ben al di là della media europea. L’Iva al 22% – prosegue Di Taranto- causerà un ulteriore aumento del prezzo dei carburanti e di conseguenza il rialzo per tutti i beni di consumo che oggi, nel nostro Paese, viaggiano per l’86% su gomma. Se a questo aggiungiamo le continue oscillazioni del greggio e i ritocchi al rialzo delle compagnie, ci è chiaro che nei prossimi mesi saranno sempre di più le famiglie costrette a rinunciare all’automobile”.

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