Carburanti, studio Fegica: “metodo personalizzato” Eni penalizza automobilisti

Prezzi confusi, troppo diversi da un distributore all’altro (dello stesso marchio) fino a registrare differenze di oltre 23 centesimi per un litro di carburante (fino a 14 cent all’interno della stessa Provincia). Tutto questo confonde l’automobilista e fa sì che la compagnia petrolifera possa fissare in modo piuttosto diffuso prezzi al di sopra del proprio stesso listino, senza che nessuno se ne accorga. E’ questa l’accusa che la Fegica Cisl rivolge ad Eni a due anni e mezzo dall’introduzione del cosiddetto “metodo personalizzato” che permette al Cane a sei zampe di fissare prezzi differenti e “personalizzati”, impianto per impianto. La Fegica Cisl ha condotto uno studio dettagliato sui diversi prezzi ed è emersa una situazione estremamente opaca e confusa: sono oltre 150, tra rete ordinaria e autostradale, i prezzi differenti fissati sulla rete a marchio.

Questo rende impossibile, non solo agli automobilisti ma persino a istituzioni e soggetti che devono monitorare, capire quale sia il reale posizionamento del “prezzo Eni” sul mercato. Ad essere penalizzati sono gran parte degli automobilisti italiani e i gestori di impianti Eni, costretti a subire gli effetti negativi di questo metodo.

In più, la confusione alimentata dai numerosi prezzi non aiuta la competizione o il contenimento dei prezzi, come dimostra la campagna di sconto lanciata da Eni l’estate scorsa, in cui ogni impianto ha applicato un unico prezzo in tutta Italia, definito e verificabile.

Secondo lo studio della Fegica Cisl, anche l’utilizzo dell’iperself h24 amplifica gli effetti del metodo personalizzato, consentendo ad Eni di esporre fuori dai propri impianti “prezzi civetta”, apparentemente competitivi, ma che risultano essere più alti degli altri marchi petroliferi, se confrontati con la stessa modalità di vendita (self service pre pay, self service post pay, servito).

Infine, dallo studio emerge come la rete Eni sia in costante e deciso aumento di punti vendita: in 30 mesi gli impianti a marchio sono aumentati di 633 unità (+14,15%), portando il totale oltre quota 5.100. Ciò malgrado l’evidente necessità ed urgenza che vengano adottati piani tesi a ridurre i punti vendita della rete italiana e che proprio da Eni si siano recentemente levati, in più occasioni, appelli alla ristrutturazione della rete.

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