Filiera agroalimentare, Nomisma: pesano tasse e servizi

Come viene distribuito il prezzo che il consumatore paga quando acquista un bene alimentare? Nel 2004-2006 ogni 100 euro di spesa per alimenti, 38 euro finanziavano salari e stipendi delle persone impiegate nella filiera agroalimentare. Oggi questa quota è scesa a 35 euro che, in altre parole, significa che buona parte di quello che il consumatore spende va al di fuori della filiera produttiva: imposte, servizi offerti da aziende di altri settori economici (pack e trasporti su tutti) e costi di sistema (energia, imposizione indiretta e infrastrutture. Il dato emerge dalla ricerca presentata oggi da Sergio Nardis, capo economista, e Denis Pantini, direttore area agricoltura e industria alimentare di Nomisma nel corso del convegno “Agricoltura e moderna distribuzione: valore e valori” organizzato da ADM, Federdistribuzione, Coop e Conad.

Nel Rapporto non si mette in discussione in valore della filiera che resta protagonista nel tessuto economico e sociale del Paese. Tuttavia, non possono essere nascoste alcune criticità che ne frenano la competitività: estrema polverizzazione dell’offerta produttiva e ridotta organizzazione commerciale delle imprese; esigua presenza di aziende agricole e alimentari di dimensioni medio-grandi; un significativo grado di concentrazione nella fase distributiva, anche se non ancora allineato ai principali paesi europei; la dipendenza dall’estero per molte produzioni agroalimentari, soprattutto materie prime agricole.

“La dinamica dei consumi alimentari degli ultimi anni sta penalizzando gli operatori della filiera, che si confrontano con un mercato interno meno reattivo e che progressivamente si va riducendo” ha sottolineato il componente della Giunta di Confagricoltura Massimiliano Giansanti. “Confagricoltura condivide la tesi della ricerca Nomisma – ha osservato Giansanti -. È inutile sostenere contrapposizioni all’interno della filiera stessa tra gli interessi di agricoltori, industriali, operatori del commercio. Occorre invece cooperare per incidere sull’efficienza della filiera e migliorare le performance economiche complessive; studiando, ad esempio, come ridurre i costi del lavoro e quelli esterni alla filiera (energia, trasporti, logistica e altri servizi) e realizzando da sé alcune funzioni di post produzione”. “Una filiera strutturata e perfettamente integrata – ha concluso il rappresentante di Confagricoltura – consente una crescita complessiva; ancor più se anche la Pubblica Amministrazione si trasforma e diventa meno burocratica e più efficiente. Da notare anche che il 3% della spesa alimentare va a remunerare l’import di prodotti. È ancora una voce contenuta, ma che non dobbiamo far aumentare”.

Ritornando al Rapporto, questo evidenzia l‘importante contributo della Distribuzione nella creazione di ricchezza: essa, infatti, ha garantito una crescita di valore (nel quinquennio tra il 2004-2006 e il 2008-2011 è aumentato il valore aggiunto prodotto di circa 2,5 miliardi di euro) che ha avuto come primi beneficiari gli stakeholders (dipendenti, Stato) più che le aziende distributive stesse (i cui utili sono diminuiti).

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