Istat: a febbraio inflazione in frenata, giù anche il carrello della spesa

A febbraio inflazione in frenata: rispetto al mese di gennaio, diminuisce dello 0,1% mentre aumenta dello 0,5% rispetto al mese di febbraio 2013, con una decelerazione di due decimi di punto percentuale rispetto allo 0,7% registrato a gennaio. Il carrello della spesa si attesta allo 0,9% su base annuale, in rallentamento ma sempre superiore al tasso di inflazione generale.  Sono le odierne stime Istat sull’inflazione di febbraio, che raggiunge valori minimi dal 2009.

Nel mese di febbraio l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività diminuisce dello 0,1% rispetto al mese precedente e aumenta dello 0,5% nei confronti di febbraio 2013, con una decelerazione rispetto al valore registrato a gennaio (+0,7%). Il rallentamento dell’inflazione, spiega l’Istat, è in gran parte imputabile alle componenti più volatili, come i beni energetici e gli alimentari freschi, al netto dei quali l'”inflazione di fondo” resta stazionaria all’1,0%. Al netto dei soli beni energetici, l’inflazione scende allo 0,9%, dall’1,0% di gennaio.

Il lieve calo mensile dell’indice generale è principalmente dovuto alla diminuzione dei prezzi dei Vegetali freschi (-4,6%) e della Frutta fresca (-1,0%), su cui incidono fattori stagionali, e dei prezzi dei Beni energetici non regolamentati (-0,9%); contribuisce, inoltre, il decremento congiunturale dei prezzi dei Servizi relativi alle comunicazioni (-0,7%). L’inflazione acquisita per il 2014 scende allo 0,1%, dallo 0,2% di gennaio.

I prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona diminuiscono dello 0,3% su base mensile e crescono dello 0,9% su base annua (in rallentamento dal +1,3% di gennaio). I prezzi dei prodotti ad alta frequenza di acquisto diminuiscono dello 0,3% rispetto al mese precedente e crescono dello 0,5% nei confronti di febbraio 2013 (in sensibile attenuazione dal +1,2% di gennaio).

I dati sono però “sottostimati” per Federconsumatori e Adusbef, che calcolano le ricadute in termini di spesa per le famiglie: nonostante il calo dell’inflazione,  gli aumenti su base annua provocano una ricaduta di 319 euro annui per una famiglia composta da tre persone, che inoltre, a causa della riduzione del potere d’acquisto, nel 2013 ha sperimentato una riduzione della spesa alimentare pari a 309 euro annui.  “Le famiglie non tagliano solo sulla spesa, ma anche sulla qualità dei prodotti acquistati – ricordano le due associazioni – Un segnale che va considerato in tutta la sua gravità: non bisogna dimenticare, infatti, che la domanda relativa al settore alimentare, per sua natura è considerata generalmente anelastica, vale a dire difficilmente soggetta a modifiche rilevanti. Questo perché si tratta di un settore talmente delicato e vitale che è proprio l’ultimo ad essere intaccato in una situazione di crisi. “È necessario che il Governo intervenga urgentemente per rilanciare il potere di acquisto delle famiglie e, quindi, rimettere in moto la domanda interna, la cui crisi che dura da molti anni sta riportando effetti sempre più devastanti sull’intero sistema economico”, dichiarano Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti.

I dati diffusi dall’Istat manifestano un calo dei consumi ormai insopportabile per il sistema economico, commenta a sua volta Pietro Giordano, presidente nazionale Adiconsum: “Un calo dei consumi che, in presenza di una leggerissima ripresa, va letto secondo due coordinate: l’abbattimento dei redditi delle famiglie dovuto alla disoccupazione (-478.000 occupati nel 2013) e il cambiamento dei modelli di consumo da parte delle famiglie che sempre di più, anche se in possesso di una discreta disponibilità economica, tendono al risparmio e all’acquisto di prodotti e servizi sostenibili economicamente e socialmente. Indice chiaro di tale tendenza è lo sviluppo progressivo dell’e-commerce che registra aumenti a due cifre”. Per l’associazione è il lavoro la prima emergenza da affrontare, attraverso uno spostamento della tassazione dal lavoro alle rendite e la lotta all’evasione fiscale. “In tal senso – continua Giordano – va sostenuto il progetto della tassa sulle transazioni finanziarie che porterebbe 3-4 miliardi di euro nelle casse dello Stato. Bisogna, inoltre, operare una netta separazione tra la banca commerciale e la banca d’affari così come promosso dalla campagna 005. Ciò permetterebbe di valorizzare quelle banche radicate sul territorio e  che adottano il principio di fare credito all’economia, separandole nettamente da quelle che invece devono avere unicamente il proprio cuore-business nella speculazione finanziaria”.

I rincari nei prodotti agroalimentari sono stati contrastati dal calo dei prezzi di frutta e verdura, sottolinea la Cia-Confederazione italiana agricoltori, per la quale però “il carrello della spesa resta sempre vuoto, con un calo dei consumi che ormai si è attestato, in valore, al 4%”. La crisi economica, avverte la Cia, “morde” sempre di più le tavole degli italiani, che sono costretti a una dura “spending review” casalinga: così sei famiglie su dieci sono state obbligate a cambiare gli acquisti dei prodotti alimentari, mentre il 50% ha ridotto decisamente la spesa. Il 34% (7,4 milioni) ha optato ormai per prodotti “low-cost” o di qualità più bassa e il 28% (6,5 milioni) ha ammesso di rivolgersi quasi esclusivamente ai discount.

Secondo Confesercenti “i dati diffusi oggi dall’Istat parlano chiaro: ormai l’inflazione è praticamente sparita, chiaro segnale di consumi interni ancora fermi a causa di una crisi troppo lunga e della drammatica situazione occupazionale del Paese. Si tratta di un dato che pone la politica economica italiana di fronte a un bivio. Il basso tasso segnalato, infatti, evidenzia il rischio concreto di deflazione: ma dovrebbe consentire anche di intervenire per la ripresa della domanda interna, mettendo a disposizione di famiglie e imprese più risorse – ad esempio tramite un sostanziale taglio del cuneo e della pressione fiscale – senza il rischio che questo influenzi eccessivamente l’andamento dei prezzi”.

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