Prezzi alimenti lattanti, Antitrust: obbligo pubblicazione può ostacolare concorrenza

I prezzi di vendita degli alimenti per lattanti devono essere monitorati e quindi resi pubblici o no? La questione è piuttosto delicata perché c’è in ballo, da un lato la tutela del consumatore e la trasparenza dei prezzi, dall’altro la concorrenza tra aziende produttrici.

E infatti l’Antitrust nel suo bollettino settimanale, appena pubblicato, precisa che l’obbligo di pubblicare a cadenza semestrale o annuale i prezzi degli alimenti per lattanti, previsto dal Decreto ministeriale 9 aprile 2009, (del Ministero della salute, in accordo con quello dello sviluppo economico e con le associazioni dei consumatori) rischia di pregiudicare la concorrenza tra gli operatori attivi in tale mercato. Infatti, “la diffusione sul mercato di informazioni sensibili (quali ad esempio i prezzi) concernenti imprese attive nel medesimo mercato potrebbe consentire a queste ultime di prevedere e conoscere la politica commerciale dei concorrenti, favorendo il coordinamento tra imprese indipendenti e sfociando talvolta in vere e proprie intese in violazione della normativa antitrust”.

Un rischio che appare particolarmente forte in un mercato oligopolistico come quello degli alimenti per lattanti, in cui non più di 5 operatori detengono buona parte del mercato e la trasparenza indotta dalla pubblicazione dei listini consigliati potrebbe assumere una connotazione anti-competitiva, favorendo la convergenza dei prezzi dei vari prodotti verso l’alto, a danno dei consumatori. Ci sono già dei precedenti: proprio in un caso relativo al mercato degli alimenti per lattanti, ha assunto rilievo la prassi seguita dalle imprese del settore di trasmettere ai propri distributori listini di prezzi al pubblico consigliati che avrebbero consentito a tutti gli operatori di determinare, mediante un meccanismo informativo indiretto, il prezzo di cessione praticato dai concorrenti.

L’Autorità auspica quindi che venga introdotta la possibilità per l’Amministrazione competente di valutare caso per caso l’effettiva necessità di pubblicazione dei prezzi, in termini di tutela del consumatore, anche avvalendosi di un’analisi costi-benefici. Ai fini di una maggiore trasparenza in un’ottica pro-consumeristica, inoltre, secondo l’Antitrust si dovrebbero rendere pubblici non i prezzi praticati dalle case produttrici alla distribuzione, ma quelli praticati da quest’ultima al pubblico, per tipologia di punto vendita (GDO, dettaglio tradizionale, farmacia, ecc.) e per area geografica, mettendo possibilmente a disposizione degli utenti un meccanismo informatico di rapida comparazione dei prezzi al fine di indirizzare la domanda verso i prodotti e i punti vendita più competitivi.

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