Politica Comune Pesca, criticità e proposte a confronto. Anche un ddl sul pesce a km 0

Anche il mare è in crisi. Contro il sovrasfruttamento degli stock ittici europei e mediterranei una Politica Europea Comune che preveda pratiche di mero ridimensionamento dello sforzo di pesca non è sufficiente. E allora quali le proposte per una pesca sostenibile sotto tutti i punti di vista? Legambiente, Marevivo, Greenpeace, Ocean 2012 e WWF hanno promosso, oggi a Roma, un convegno dal titolo”La riforma della Politica Comune della Pesca: obiettivi e proposte”.

Le perplessità maggiori nei confronti della proposta di riforma della PCP sono state rivolte verso l’introduzione vincolante per gli Stati membri delle Concessioni di Pesca Trasferibili (TFC), ovvero quote di pesca trasferibili. “Riteniamo – ha detto Sebastiano Venneri di Legambiente e portavoce del tavolo di coordinamento delle associazioni ambientaliste– che il sistema dell TFC si possa tradurre in un effetto di riduzione della capacita’ di pesca di natura meramnete quantitativa, ma non qualitativa. Favorirebbe la concentrazione di diritti nelle mani di un numero ristretto di operatori”.

Il sistema delle TFC creerebbe quindi  distorsioni del mercato a danno dei piccoli pescatori. Secondo Venneri la pratica delle concessioni “si tradurrebbe in una violenta espulsione e marginalizzazione della piccola pesca  che, come e’ noto, dal punto di vista ambientale e’ quella più sostenibile”.

Anche Guido Milana, vicepresidente della Commissione Pesca del Parlamento Eurpeo, ha  sottolineato  le criticita’ del sistema Concessioni di Pesca Trasferibili (TFC): “La Commissione Ue non è stata in grado di dimostrare come le TFC possano ridurre la flotta. Il problema e’ che senza TFC la proposta crolla, in quanto non avrebbe un mezzo per la riduzione dello sforzo di pesca”.

Secondo Milana la soluzione starebbe “in un approccio ecosistemico della riforma, dove l’obiettivo sarebbe la maggiore capacita’ produttiva del mare. D’altra parte il mare non e’ una miniera ma un campo da coltivare”.

Una soluzione che il tavolo delle associazione ambientaliste riassumono nella necessità di un forte protagonismo dell’autorità pubblica,  introducendo:
– meccanismi di premialità ambientale  a favore di sistemi di pesca più selettivi o peschericci a basso consumo di energia;
accesso alle risorse più semplici per chi pratica pesca sostenibile;
–  l’individazione di aree protette di pesca  come strumento fondamentale per gestire l’accesso alla pesca funzionale al recupero degli stock.

Un ddl sul pescato a km 0

Il convegno è stato anche l’occasione per la presentazione del disegno di legge sul “pescato a miglio zero”.  Una proposta d’iniziativa del senatore Roberto Della Seta   che si propone di promuovere domanda e offerta dei prodotti ittici provenienti da filiera corta e di favorire lo sviluppo in Italia di pratiche di vendita diretta da parte di piccole aziende o cooperative di pescatori nei porti di residenza di pesce rispondenti ad alti paramentri di qualita’, salubrita e sostenibilità ambientale.

Per filiera corta si intende la vendita di prodotti ittici freschi – si legge nel ddl- pescati in aree locali  e venduti a  una distanza non superiore a 70 chilometri di raggio dai porti di residenza”. La proposta regolamenta anche le caratteristiche delle imbarcazioni che dovranno essere  “con una lunghezza fuori tutta non superiore a 25 metri e con una potenza dei motori non superiori a 90 GT.

“Credo che – ha commentato Della Seta – il fronte della piccola pesca sia la filiera corta. Qeusto ddl è un cotnributo per aprire una discussione per promuovere la vendita del pescato locale”.

A cura di Silvia Biasotto

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