Saldi flop, Federmoda: a luglio meno 13%

Non c’è niente da fare: i saldi non decollano. Rimane solo la speranza di agosto. Rispetto alle vendite di fine stagione dello scorso anno, c’è già un calo del 13% degli acquisti, con uno scontrino medio di 81 euro. Sono soldi spesi soprattutto per capi di stagione, dalle t-shirt alla moda mare, non certo per acquisti importanti, che vengono rimandati a meno che non ci sia l’esigenza di acquistare “l’abito buono” per una cerimonia. La stima è di Federazione Moda Italia, associazione di settore aderente a Confcommercio-Imprese per l’Italia.

La sigla fa il punto sull’andamento delle vendite di fine stagione a circa un mese dall’avvio dei saldi estivi, attraverso il monitoraggio degli operatori del settore moda, abbigliamento, intimo, calzature, pelletterie, accessori, tessile per la casa ed articoli sportivi. Tutto secondo previsione, verrebbe da dire, considerato che già all’avvio delle vendite di fine stagione le associazioni dei consumatori prevedevano ribassi consistenti e altre stime, a una settimana di distanza, parlavano già di uno scontrino per i saldi sempre più ridotto – in cinque anni è diminuito del 16% – nonostante sconti sempre più consistenti.

Fatto sta, afferma oggi la sigla aderente a Confcommercio, che rispetto ai saldi estivi del 2011 “si riscontra un calo del 13%, con scontrino medio di 81 euro spesi principalmente per capi estivi come polo, t-shirt, bermuda, costumi e moda mare, sandali e ciabatte. Gli acquisti importanti, giacche ed abiti da uomo e da donna, sono, se non strettamente necessari come in caso di cerimonie, rinviati a tempi migliori”.

“È emblematico e preoccupante – sottolinea il presidente di Federazione Moda Italia, Renato Borghi – che neppure i saldi siano riusciti a rilanciare i consumi e che la grande disponibilità di assortimento, colori, taglie e, soprattutto, l’ottimo rapporto qualità prezzo non siano bastati ad incoraggiare i consumatori all’acquisto”.

Per Borghi, “Il futuro desta sempre più preoccupazione con un saldo negativo di ben 4.000 aziende del dettaglio moda in meno nel solo primo semestre 2012, a fronte delle 5.000 in meno di tutto il 2011, una pressione fiscale effettiva – quella che grava sui contribuenti in regola – da ‘record mondiale’ al 55% del Pil, i conguagli IMU da versare ed una disoccupazione in costante crescita salita al 10,8%”. L’ultima speranza è nelle vendite di agosto.

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