Sigarette elettroniche, Adoc: bene i sequestri, fenomeno in crescita

La diffusione non controllata delle sigarette elettroniche “fa insorgere situazioni complesse e potenzialmente dannose per i consumatori”, afferma l’Adoc dopo l’ultimo sequestro di prodotti – ieri la Guardia di Finanza ha sequestrato ad Ancona e Senigallia 448 sigarette elettroniche e accessori privi delle informazioni necessarie per identificare il produttore e l’importatore e i materiali di composizione – che segue una serie di analoghi interventi nei confronti di prodotti con etichettatura irregolare o privi dei necessari controlli di qualità. L’Adoc torna a soffermarsi sul fenomeno per sottolinearne il boom.

Spiega il presidente dell’associazione Lamberto Santini: “Le sigarette elettroniche stanno vivendo un momento di forte crescita, ad oggi stimiamo siano circa 400mila gli italiani che le fumano, un numero in crescita di circa il 25% nell’ultimo anno, per un giro d’affari di oltre 90 milioni di euro annui, considerando che la spesa annuale si aggira sui 230 euro tra acquisto del kit, ricariche e ricambi. Ma oltre ai possibili effetti dannosi non vi è certezza sulla reale efficacia come supporto all’eliminazione del vizio. Anzi, mantenendo la gestualità e la forma della sigaretta tradizionale c’è il rischio di un invogliamento a fumare anche in quei soggetti “non-fumatori” che magari acquistano l’e-cig perché “trendy” e nei giovani under 16, che possono facilmente aggirare il divieto d’acquisto comprando l’occorrente in rete. A questo è connesso anche il pericolo contraffazione, particolarmente gravoso in quanto attinente un prodotto legato alla salute”.

Delle sigarette elettroniche l’associazione denuncia anche la mancanza di una normativa, che fa sì che i fumatori usino le e-cig laddove non è permesso fumare, come i locali pubblici. “Come Adoc – afferma l’associazione – crediamo che le sigarette elettroniche debbano essere innanzitutto regolamentate e vendute come dispositivi medici o farmaci, come avviene in altri Paesi europei quali Austria e Danimarca; necessitino di un’etichettatura più chiara e completa, visto che ad oggi vi è segnata solo la raccomandazione di utilizzarle lontano dai bambini; debbano essere equiparate alle sigarette relativamente alla pubblicità, alle diciture sulle confezioni e all’osservanza dei divieti di fumo”.

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