Turismo, cibo e natura gli ingredienti più importanti delle vacanze italiane

Entrare in contatto con la natura, mangiare prodotti agricoli locali gustando la cucina tipica  del territorio. Il tutto immersi nel verde e da un’accoglienza familiare. Tutti  buoni motivi per cui gli italiani, anche in tempo di crisi, non disdegnerebbero  affatto una vacanza in agriturismo. In piena campagna ovviamente!

“Una agricoltura naturale è quella che fornisce una risposta ai cittadini che vivono in città, viaggiano su scatole di latta e vivono in parallelepipedi di cemento”, ha detto Alfonso Pecoraro Scanio, Presidente della Fondazione che , in collaborazione con IPR Marketing e Coldiretti ha organizzato, oggi a Roma, i dati del secondo Rapporto “Gli italiani e l’agricoltura” con un focus proprio su “Turismo e Campagna”.

E’ infatti il contatto con la natura il motivo principale (63%)per  il quale gli italiani scelgono una vacanza in agriturismo. Al secondo posto  troviamo la ricerca di riposo e tranquillità (57%) e la convenienza economica (43%).  Un settore, quello del turismo in campagna, su cui puntare. “Il turismo – ha affermato Pecoraro Scanio – è l’industria nazionale del nostro Paese. E, come la buona agricoltura, non è delocalizzabile. L’Italia ha un enorme patrimonio di ricchezze naturali, paesaggistiche e alimentari. Basti pensare che il Lazio, da solo,  ha una biodiversità pari a quella della Gran Bretagna”.

Ma quali sono per gli italiani i fattori che garantiscono un’offerta  agrituristica di qualità? Innanzitutto l’utilizzo di prodotti tipici locali  (61%), seguito da una gestione rispettosa dell’ambiente (46%) e dalla presenza  di un’attività agricola propria (42%). In ogni caso se la struttura offre  prodotti e servizi “eco”, questa è da preferire sempre (45%). In questo  contesto è da sottolineare come circa l’80% del campione ritenga come gli  agricoltori svolgano un ruolo positivo rispetto all’ambiente, essenzialmente perché  conservano viva la tradizione agricole, impediscono la cementificazione e fanno  manutenzione del territorio.

Dai dati del rapporto è quindi evidente come nel turismo in  campagna la componente agricola e alimentare sia determinante nella scelta da  parte del cittadino. La ricerca approfondisce anche il rapporto tra gli  italiani e l’agricoltura e i suoi prodotti. E i risultati parlano chiaro: per  gli italiani oggi all’agricoltura viene data poca attenzione. E infatti per il  55% del campione la condizione del comparto negli ultimi anni è cambiata in  peggio. Per fortuna che non peggiora il giudizio verso la qualità dei frutti  della terra, visto che rispetto a quelli provenienti da altri paesi, i prodotti  agricoli in Italia sono più saporiti (66%), controllati (65%) e genuini (55%).

Buoni e sani, quindi. Ma anche abbondanti nell’offerta e  nella scelta. Coldiretti ha infatti fotografato l’Italia dei prodotti  tradizionali con una classifica delle regioni più virtuose assegnando delle  vere e proprie bandiere del gusto. Al primo posto troviamo la Toscana, con ben  465 specialità ottenute secondo regole tradizionali protratte ne tempo per almeno  25 anni. Il secondo posto se lo aggiudica il Lazio, con 384 prodotti seguito  dalla Campania con 370 prodotti.

Si tratta di specialità regionali spesso attaccate sul fronte della sicurezza e spesso salvate grazie all’impegno degli imprenditori agricoli nel recupero delle tradizioni. “Dieci anni fa – ha commentato il Presidente della Coldiretti, Sergio Marini – gli italiani avrebbero detto che ìl prodotto più sicuro era quello industriale e asettico. Oggi il prodotto industriale è rimasto asettico, ma è cambiato il concetto di sicurezza e di inquinamento visto in termini di addizione di prodotti chimici pericolosi al cibo. Gli italiani scelgono di andare in vacanza in campagna perchè si lì trovano tutti quei valori importanti della vita tra cui il cibo, come elemento centrale”.

“Il successo di uno stile di vita diverso, dove si trova soddisfazione di andare in vacanza vicino casa – ha concluso Marini –  rappresenta una straordinaria occasione per ricostruire l’economia”.

A cura di Silvia Biasotto

Comments are closed.