Vendite, Istat: ancora giù. AACC: no aumento IVA

Ad aprile 2013 l’indice destagionalizzato delle vendite al dettaglio è diminuito dello 0,1% rispetto al mese di marzo. Nella media del trimestre febbraio-aprile 2013 l’indice registra una flessione dello 0,8% rispetto ai tre mesi precedenti. E’ quanto rende noto oggi l’Istat sottolineando che nel confronto con marzo 2013, diminuiscono le vendite di prodotti alimentari (-0,7%) e aumentano quelle di prodotti non alimentari (+0,2%).  Le vendite per forma distributiva mostrano, invece, nel confronto con il mese di aprile 2012, una diminuzione sia per la grande distribuzione (-3,9%) sia per le imprese operanti su piccole superfici (-2,1%). Confrontando le performances dei primi quattro mesi del 2013 le vendite di prodotti alimentari segnano una flessione del 2,1% e quelle di prodotti non alimentari del 4,2%.

Si tratta, spiega Federconsumatori, della decima flessione tendenziale consecutiva che “il Governo non può ignorare”. L’Associazione aggiunge che “la realtà ha superato ormai ogni previsione più nera: la riduzione dei consumi nel settore alimentare, vale a dire quello che per definizione per ultimo viene intaccato in una situazione di crisi, ha raggiunto quota -4,5% rispetto allo scorso anno”.

In numeri, una percentuale che equivale ad una diminuzione della spesa alimentare di una famiglia composta da 3 persone di 302 Euro annui, oltre metà di quanto tale famiglia spende per l’alimentazione in un mese.

A questo punto, l’aumento dell’IVA previsto per il 1°luglio determinerà un incremento dei costi dei carburanti, agendo così da moltiplicatore dei prezzi (non dimentichiamo che oltre l’86% dei beni è trasportato su gomma). Questo non potrà che influire sul rialzo delle tariffe praticate da artigiani e professionisti e sugli “inevitabili” arrotondamenti nell’intermediazione, nonché sull’incremento dei costi energetici sostenuti dalle imprese. Dello stesso avviso Confesercenti secondo cui l’aumento dell’aliquota IVA sarebbe ‘un clamoroso autogol’.

“Per evitare tali ripercussioni, che determinerebbero una ulteriore contrazione dei consumi e, quindi, della produzione, è fondamentale eliminare definitivamente l’aumento dell’IVA” sostiene Federconsumatori mentre la Coldiretti punta il dito su un altro fenomeno altrettanto preoccupante, ovvero il crollo della grande distribuzione: “La crisi si allarga a macchia d’olio e dopo aver colpito duramente i piccoli negozi – sottolinea la Coldiretti – aggredisce nell’alimentare anche la grande distribuzione dove si moltiplicano le promozioni e le vendite sottocosto. E’ questo il drammatico risultato della spending review  a cui, a causa del crollo del potere di acquisto, sono state costrette in Italia ben sette famiglie su dieci (71 per cento) che hanno modificato la qualità e la quantità dei prodotti. Le famiglie italiane che hanno svuotato il carrello dei prodotti base per l’alimentazione dalla frutta (-4 per cento) al pesce (-5 per cento), dalla carne bovina (-6 per cento) al vino (-7 per cento) fino all’olio di oliva (-8 per cento), secondo le elaborazioni Coldiretti sulla base dei dati Ismea del primo trimestre”.

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