Vendite promozionali, CGUE: ok anche se non hanno autorizzazione

Può una vendita promozionale essere considerata una pratica commerciale scorretta solo perché non ha ottenuto una preventiva autorizzazione degli organi competenti? Secondo la Corte di Giustizia dell’Unione Europea no, a meno che non se ne provino i presupposti, cioè non si provi che si tratta di una pratica commerciale sleale. E’ quanto si legge nella sentenza C-206/11 depositata dalla Corte lo scorso 17 gennaio nell’ambito di una controversia tra un commerciante austriaco, che aveva avviato una svendita totale di merce nel proprio negozio, e l’autorità amministrativa che gli contestava la violazione delle regole poiché non aveva chiesto, in via preventiva, l’autorizzazione necessaria per le svendite.

Chiamata in causa, la Corte UE ha precisato che la direttiva 2005/29/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, dell’11 maggio 2005, relativa alle pratiche commerciali sleali delle imprese nei confronti dei consumatori nel mercato interno, osta al fatto che un giudice nazionale ordini la cessazione di una pratica commerciale per il solo fatto che questa non abbia ottenuto una previa autorizzazione dell’amministrazione competente, senza tuttavia procedere a valutare esso stesso il carattere sleale della pratica.

Quella emessa dalla Corte di Giustizia UE è una sentenza positiva secondo Adiconsum. “Adiconsum – commenta Pietro Giordano, Segretario Generale Adiconsum – ritiene che la competitività tra le aziende commerciali debba aumentare e perché questo accada è convinta che vada riscritta l’attuale normativa. Solo la libertà del commerciante di operare svendite, promozioni, sconti, ecc. durante tutto l’anno – prosegue Giordano – permetterà di distinguere le aziende sane e solide da quelle che non lo sono e garantire costi inferiori ai consumatori, particolarmente in questo periodo di crisi e recessione. Se le normative future – conclude Giordano – saranno adeguate a tali necessità e riviste alla luce della sentenza della Corte di Giustizia Europea, anche i beni di prima necessità come abiti, calzature, saranno equiparati ai prodotti alimentari.

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