Patata Amflora, stop a commercio nell’UE: Tribunale annulla decisioni Commissione

Stop alla patata geneticamente modificata Amflora: non può essere più commercializzata in Europa, perché il Tribunale dell’Unione Europea annulla le autorizzazioni della Commissione all’immissione in commercio del prodotto. Sono state violate le norme procedurali per l’autorizzazione degli OGM nell’UE. Coldiretti: “Nell’UE sono rimasti solo 5 paesi a coltivare Ogm, nonostante le proprietà miracolistiche propagandate dalle grandi multinazionali.

Ecco una ricostruzione dei fatti: la società BASF Plant Science GmbH ha chiesto alle autorità svedesi di autorizzare l’immissione in commercio della patata Amflora per la coltivazione e l’utilizzo a fini industriali. Poiché vari Stati membri avevano trasmesso osservazioni in merito a tale richiesta, la decisione definitiva è stata rimessa alle autorità dell’UE. Nel frattempo la stessa BASF ha avviato dinanzi alle autorità dell’UE una richiesta di autorizzazione relativa alla produzione di mangimi a base di questa patata, che ricomprendeva anche l’ipotesi della presenza accidentale di tracce di OGM negli alimenti destinati al consumo umano o a quello animale.

Nel corso del 2005 la Commissione ha ricevuto alcuni pareri favorevoli da parte dell’EFSA, ed ha sottoposto le proposte di autorizzazione ai comitati e poi al Consiglio. Successivamente, però, le sono state trasmesse informazioni su alcune incoerenze tra i vari pareri scientifici dell’EFSA. Per questo la Commissione non ha rilasciato alcuna autorizzazione, e ha deciso di consultare nuovamente l’Autorità europea per la sicurezza alimentare affinché fornisse chiarimenti in merito ai suoi pareri.

A giugno 2009 l’EFSA ha adottato un parere scientifico consolidato nel quale (in presenza di pareri minoritari dissenzienti rispetto alle sue conclusioni) ha confermato che la patata Amflora non presentava rischi né per la salute umana né per l’ambiente. La Commissione ha quindi rilasciato le autorizzazioni richieste con decisioni del 2 marzo 2010.

Ritenendo che la patata Amflora comportasse nondimeno un rischio per la salute umana e animale e per l’ambiente, l’Ungheria ha chiesto al Tribunale UE di annullare le autorizzazione della Commissione. La Francia, il Lussemburgo, l’Austria e la Polonia sono intervenuti nella causa a sostegno dell’Ungheria.

Nell’odierna sentenza, il Tribunale rileva che la Commissione, prima di adottare le decisioni impugnate, non ha sottoposto ai comitati competenti i progetti modificati di tali decisioni unitamente al parere consolidato dell’EFSA del 2009 e ai pareri minoritari. Quindi la Commissione ha violato le norme delle procedure di autorizzazione.

Il Tribunale afferma inoltre che, se la Commissione avesse rispettato tali norme, gli esiti della procedura o il contenuto delle decisioni impugnate avrebbero potuto essere sostanzialmente diversi. Infatti, le conclusioni del parere consolidato dell’EFSA del 2009 avevano espresso maggiori incertezze rispetto ai precedenti pareri: non si poteva escludere che i membri dei comitati potessero rivedere la loro posizione e decidere pro o contro le autorizzazioni richieste. E poi, in presenza di un parere negativo o in assenza di parere da parte dei comitati, la Commissione sarebbe stata tenuta a sottoporre le proposte di autorizzazione al Consiglio, il quale avrebbe potuto decidere pro o contro le autorizzazioni. Solo dopo aver portato a termine questa procedura, ed in assenza di decisioni da parte del Consiglio, la Commissione avrebbe potuto adottare le sue decisioni.

Insomma il parere dell’EFSA del 2009 presenta notevoli differenze rispetto ai pareri anteriori quindi doveva essere considerato come una nuova valutazione e non come una mera conferma, prettamente formale, delle valutazioni dei rischi contenute nei pareri anteriori. La Commissione ha sostanzialmente saltato alcuni passaggi e il Tribunale ha annullato le sue decisioni che autorizzavano la commercializzazione della patata Amflora.

“Lo stop alla patata geneticamente modificata è accolto positivamente da 8 cittadini su 10 (76%) che sono contrari all’utilizzo di Ogm nell’agricoltura in Italia, dove si è giustamente fatta la lungimirante scelta di non coltivare biotech” commenta la Coldiretti “Con questa decisione, nonostante le proprietà miracolistiche propagandate dalle grandi multinazionali che producono Ogm,  sono rimasti solo 5 su 27 i paesi (Spagna, Portogallo, Repubblica Ceca, Slovacchia e Romania) a coltivare Ogm nell’ Unione Europea, con appena 129mila ettari di mais transgenico MON810  piantati nel 2012. Una percentuale irrisoria – spiega la Coldiretti – della superficie agricola comunitaria pari a molto meno dello 0,001% della superficie totale di 160 milioni di ettari coltivati in Europa, secondo le elaborazioni Coldiretti su dati ISAAA. Gli organismi geneticamente modificati (Ogm) in agricoltura – conclude la Coldiretti – non pongono solo seri problemi di sicurezza ambientale e alimentare, ma soprattutto perseguono un modello di sviluppo che è il grande alleato dell’omologazione e il grande nemico della tipicità, della distintività e del Made in Italy”.

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