Agli italiani piace bio e superfood. Rapporto Coop 2017: food is the new fashion

Agli italiani piace bio, integrale e di lusso. Il cibo è elisir, terapia e piacere. Rappresenta un’esperienza da condividere sui social network, una nuova moda, l’espressione di un’identità. Alla ricerca del benessere, gli italiani premiano i “cibi terapeutici”, superfood e non solo, che valgono ormai il 10% dei consumi alimentari, nonché i cibi “senza” (senza glutine, senza lattosio, senza olio di palma).

Irrimediabilmente cambiati negli anni della crisi, i connazionali si scoprono attenti alla cura del corpo, in salute ma ossessionati dalla rincorsa al benessere, con molti desideri ormai alle spalle, consumatori di antidepressivi più che nel passato. Che Italia è, quella fotografata dal Rapporto Coop 2017? Un’Italia che sta agganciando quasi per ultima il treno della ripresa economica, con i suoi connazionali ormai cambiati, sani ma ossessionati dal benessere, fin troppo fiduciosi nelle tecnologie di ultimissima generazione (il 68% sarebbe addirittura disposto a farsi curare da un robot) ma impauriti dal terrorismo e dalle migrazioni. Nel panorama tracciato dall’anteprima digitale del “Rapporto Coop 2017” redatto dall’Ufficio Studi di Ancc-Coop (Associazione Nazionale Cooperative di Consumatori) con la collaborazione scientifica di REF Ricerche e il supporto d’analisi di Nielsen, presentato oggi, è utile partire dal rapporto peculiare degli italiani col cibo e con la tavola per restituire i cambiamenti in atto negli ultimi anni.

Italiani irrimediabilmente cambiati, sintetizza il Rapporto Coop, la cui identità viene sempre più spesso definita dal cibo, che torna nel carrello della spesa anche in versione lusso, diventa moda ed esperienza da condividere attraverso i social network. Il cibo è elisir, terapia, piacere. E così il cibo che piace agli italiani è bio, integrale, pronto e di lusso. Continua infatti la crescita del cibo luxury e di quello collegato alla salute. Biologico e senza glutine continuano a salire: nel primo semestre di quest’anno il bio segna un aumento a valore del 16,1% e il senza glutine del 16,%; aumentano anche cibi integrali, senza lattosio e bevande vegetali. Il bio piace, l’origine locale degli alimenti è considerata un valore. Aumentano poi le vendite dei “cibi terapeutici”: al primo posto ci sono avocado e zenzero, seguiti da olio di lino, semi di lino, semi di zucca. In classifica ci sono anche quinoa, curcuma, goji, semi di chia e farro.

“La salute prima di tutto e il cibo come elisir e terapia oltre che come piacere. E’ questo – sottolinea la Coop – il nuovo mantra degli italiani a tavola: il 46% pensa infatti che i superfood siano un modo per trattare e prevenire le malattie, per un intervistato su tre la loro assunzione è addirittura alternativa alle medicine tradizionali e più di un italiano su 3 si fa dettare la dieta alimentare direttamente dal proprio medico (o dal naturopata) piuttosto che dal produttore o distributore. I “cibi terapeutici” (superfood ma anche dieta sirt e prodotti assimilabili) valgono oramai il 10% dei consumi alimentari e crescono il doppio della media (+5% l’ultimo anno, i superfood l’8%)”. Anche per i prodotti più “tradizionali”, quelle che si affermano sono le varianti salutari. E dunque sono in calo latte uht (-4,6%) in favore di quello a alta digeribilità (+174,4%) o le uova di galline allevate in batteria (-8,2%) a favore di quelle allevate a terra (+15%). È tutto un surplus di prodotti considerati benefici: crescono gli integrali, i senza glutine, i senza lattosio. Se si considera solo il “senza olio di palma”, diventato anche un caso mediatico, il giro d’affari registra un più che promettente +13,5%.

Torna un maggior valore nel carrello della spesa degli italiani, che in maggioranza si sono lasciati alle spalle le rinunce alimentari e la caccia spasmodica alle promozioni. “Torna la voglia di qualità e la sperimentazione”, dice la Coop, sottolineando che “ il 70% degli italiani, primi in Europa, dichiara di essere disposto a pagare di più per avere più qualità e il carrello del lusso, forte dei suoi filetti di pesce, funghi, caffè in capsule e vini doc, supera l’8% di crescita nel primo semestre dell’anno. Nelle fasi più recenti qualità è poi diventata sinonimo di sicurezza, oltre che di proprietà organolettiche e di gusto. Si spiega così quel 56,4% di consumatori che legge in modo quasi maniacale le etichette dei cibi”.

Naturalmente il cibo è anche moda, oggetto di condivisione sui social, estetica da condividere (130 milioni i risultati indicizzati su Instagram alla parola #foodporn), rappresentazione della propria identità individuale (vegan e non solo). Il cibo letteralmente impazza sui social, tanto che Coop ha buon gioco nel dire che “food is (the new) fashion”: il pasto è un’esperienza da condividere sui social network, con 227 milioni di hashtag sul food e 1,5 milioni di post sul #cibo su Instagram, seguiti da oltre mezzo milione di post sul #mangiarsano.

Se questo è il rapporto degli italiani col cibo, come va con tutto il resto? L’economia prova a rialzare la testa ma i divari sociali sono ampi, col 28,7% delle famiglie, ovvero un italiano su 4, che è a rischio povertà o esclusione sociale (era il 26% nel 2007), poco lontano dal drammatico 35,7% della Grecia. I consumi continuano il loro trend positivo (l’anno in corso si chiuderà con un + 1,2%) a patto però di una diminuzione del tasso di risparmio e del nuovo incremento dei prestiti. L’Italia si scopre paese più insicuro e meno ottimista e gli italiani sono cambiati. “Ossessionati dalla salute e dalla rincorsa al benessere – spiega la Coop – solo per la cura del corpo spendono circa 10 miliardi di euro all’anno (e quando la cosmesi non basta si ricorre alla chirurgia estetica tanto da figurare nella top ten mondiale), gli italiani hanno abbandonato la religione tradizionale e sono alla ricerca di nuove forme più soft di spiritualità nella vita quotidiana (buddismo, yoga, vegan): lo dichiara il 53% surclassando inglesi, francesi e tedeschi”. Il 13% degli italiani ha un tatuaggio, il giro d’affari dei centri estetici è di 21 miliardi di euro, e si contano oltre un milione di trattamenti medici e chirurgia estetica all’anno.

Sempre meno interessati al consumo ostentato, casa e istruzione dei figli rimangono prioritari, per il resto si rinuncia a tutto pur di viaggiare. I connazionali fotografati dal Rapporto Coop si sono lasciati alle spalle molti desideri – “Fumano di meno, bevono di meno e amano di meno (-10% il calo del desiderio sessuale negli ultimi 15 anni e conseguentemente -6% la diminuzione registrata nell’ultimo anno nella spesa per profilattici)” – ma continuano a tentare la sorte col gioco d’azzardo e sono fra i quattro popoli che perdono più soldi al mondo, dopo Stati Uniti, Cina e Giappone.

Gli italiani aspettano e confidano nelle ultimissime tecnologie: il 49% non avrebbe problemi a viaggiare nell’auto a guida autonoma, il 68% sarebbe addirittura disposto a farsi curare da un robot piuttosto che da un medico. I connazionali sembrano invece non temere i rischi che industria 4.0 e on demand economy potranno produrre sul loro lavoro: qui sono gli ultimi in Europa. Infatti si dichiara preoccupato solo il 70% a fronte di un ben più consapevole 90% di spagnoli, di un 74% di tedeschi e di un 73% di francesi.  Attenzione, perchè “le paure degli italiani sono sempre più legate all’ambiente e recentemente soprattutto alla minaccia terroristica e all’immigrazione. Da qui – dice Coop – il massiccio ricorso agli antidepressivi (+ 18% negli ultimi dieci anni) e persino alle armi (12 italiani su 100 ne possiedono una)”.

 

Notizia pubblicata il 07/09/2017 ore 11.02

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