Agroalimentare, Legambiente denuncia: più di 21 reati al giorno

Più di 21 reati al giorno, un giro d’affari complessivo pari a 4,3 miliardi di euro, un boom del business illegale che nel solo 2014 è cresciuto dell’840% rispetto allo scorso anno. Quella in atto è una vera “aggressione al made in Italy gastronomico”, ha denunciato Legambiente anticipando all’Expo di Milano i dati del Rapporto Ecomafia 2015 relativi alla filiera illegale agroalimentare. Si contano quasi ottomila infrazioni penali accertate nelle diverse filiere penali e in particolare alle voci carni e allevamenti, ristorazione, latte e derivati, farine pane e pasta.

Sono state nel dettaglio 7.985 le infrazioni penali accertate nelle varie filiere agroalimentari, oltre 21 reati al giorno, con 14.917 denunce penali e 126 arresti, per un giro d’affari che, tra sequestri e finanziamenti illeciti intercettati dalle forze dell’ordine ha superato i 4,3 miliardi. “Un’esplosione vertiginosa del fatturato criminale in uno dei segmenti più importanti del Made in Italy, che supera di ben 8 volte la cifra dell’anno precedente”, ha denunciato Legambiente presentando in anteprima i dati sull’agroalimentare presenti nel Rapporto Ecomafia 2015, che sarà presentato a Roma il prossimo 30 giugno.

Sono state 7.985 le infrazioni penali accertate nelle varie filiere agroalimentari, a fronte di quasi 200mila controlli effettuati dalle forze dell’ordine. L’attività di controllo ha portato a 14.917 denunce penali e 126 arresti, con il sequestro di beni per un valore stimato di oltre 3,6 miliardi di euro. Cifra che schizza a più di 4,3 miliardi se si aggiungono anche il valore delle strutture e dei beni sequestrati, il valore delle sanzioni (penali e amministrative) e i contributi illeciti percepiti. L’associazione censisce in questi anni ben 30 clan mafiosi con le “mani in pasta”. In questo giro d’affari “a tavola è seduto il gotha delle  mafie: dai Gambino ai Casalesi, dai  Mallardo alla mafia di Matteo Messina Denaro, dai Morabito ai  Rinzivillo. La scalata mafiosa – spiega Legambiente – spesso approda nella ristorazione, dove gli ingenti guadagni accumulati consentono ai clan di acquisire ristoranti, alberghi, pizzerie, bar, che anche in questo caso diventano posti ideali dove “lavare” denaro e continuare a fare affari”.

Ma nel settore agroalimentare non operano solo i clan. Sono sempre tante le storie che lo solito spaccato di “un’imprenditoria truffaldina e pericolosa che viaggia al contrario di come si converrebbe, decisa a calpestare ogni legge per bieco fine di lucro – prosegue Legambiente – Un lungo campionario di contraffazioni, adulterazioni, sofisticazioni e truffe, che colpiscono soprattutto i marchi a denominazione protetta, il vanto dell’enogastronomia di qualità”.

Il più alto numero di denunce penali è stato riscontrato alle voci carni e allevamenti (761), seguito dalla ristorazione (751), latte e derivati (447), farine, pane e pasta (393). Impressionante il numero di reati riscontrati nella commercializzazione e lavorazione dei prodotti ittici: sono stati 5.934, hanno portato a 353 denunce penali e al sequestro di prodotti per un ammontare superiore ai 31,6 milioni di euro. Sono state 949 le strutture chiuse e sequestrate e più di 291 milioni i capi e le confezioni sequestrate. Così com’è da sottolineare l’enorme aumento dell’illegalità alla voce “frodi all’Unione Europea”, con il numero di infrazioni penali che sale a quota 65 (l’anno prima erano state 28), accompagnate da ben 3mila denunce penali (non a caso, proprio in questo settore, gli inquirenti hanno intensificato i controlli nel 2014, superando gli 8mila).

“Di fronte a questi numeri impressionati – ha dichiarato Rossella Muroni, direttrice nazionale Legambiente – abbiamo il dovere di impegnarci per liberare il cibo dalla presa criminale e dal malaffare. Le organizzazioni criminali sono tornate forti e sono tornate alla terra. E spesso a pagare siamo noi, in termini di salute, ma anche di denaro, perché in molti casi sono colletti bianchi a determinare il prezzo dei beni di prima necessità, sia a valle che a monte delle filiere. Occorre aprire una stagione nuova del cibo e dell’alimentazione perché l’alternativa, di fatto, già esiste: sono i nostri prodotti, le nostre eccellenze gastronomiche che uniscono etica all’estetica. Sta a noi assumere la responsabilità di informarsi e di rafforzare questi percorsi e sostenere, attraverso le nostre scelte di consumo, un diverso modo di intendere la produzione alimentare”.

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