Agromafie, Eurispes e Coldiretti: dall’Italian Sounding al riciclaggio di denaro

Agromafie: Lazio e Campania sono le regioni che contano il più alto numero di reati riguardanti il settore agricolo, rispettivamente con 2.091 e 2.011 reati nel 2011. Un fenomeno che si sta espandendo e nel quale la criminalità organizzata interviene a man bassa, come evidenzia il Secondo Rapporto Agromafie, realizzato da Eurispes e Coldiretti e presentato oggi presso il Tribunale di Nola. Lo stesso Italian Sounding si sta trasformando e diventa sempre più attività di riciclaggio di denaro.

Il territorio campano, in particolare la Terra dei Fuochi, è uno dei più interessati dall’attività criminale organizzata. Presentare oggi qui questo lavoro non è un caso – ha dichiarato il presidente dell’Eurispes Gian Maria Fara – La Campania e in particolare questa zona compresa tra Napoli e Caserta è una delle più importanti dal punto di vista dell’agroalimentare e proprio per questo fa gola alle associazioni criminali che nel corso degli ultimi decenni non solo l’hanno sfruttata ma anche letteralmente violentata dal punto di vista ambientale. Qui più che altrove la criminalità organizzata è impegnata a 360° in questo business miliardario: controllano la distribuzione e il trasporto dei prodotti agroalimentari. Attraverso le estorsioni e le intimidazioni impongono la vendita di determinate marche e di determinati prodotti agli esercizi commerciali. Camorra, Mafia, ‘Ndrangheta sono state ancora una volta capaci di anticipare i tempi e ormai da anni hanno messo le mani su un business il cui giro d’affari – ha aggiunto Fara – si attesta attorno ai 14 miliardi di euro l’anno, 7 dei quali solo nel settore agricolo”.

I reati nel ramo agroalimentare sono numerosissimi e spaziano dall’usura al racket, dai furti di attrezzature agricole all’abigeato, dalle macellazioni clandestine ai danneggiamenti delle colture, dalla contraffazione all’abusivismo edilizio, dall’agropirateria al saccheggio del patrimonio boschivo, dalle truffe ai danni dell’Unione europea fino a veri e propri crimini ambientali come quello del traffico di rifiuti tossici.

“Sempre più spesso – ha spiegato Lucio Prisco Sorbo, direttore Coldiretti Campania – i controlli effettuati sulla filiera agroalimentare portano alla luce condotte ingannevoli e fraudolente, poste in essere al fine di attribuire ai prodotti una falsa origine italiana, nonché la violazione delle norme in materia di presentazione e pubblicità dei prodotti alimentari. Deve essere assicurata un’adeguata azione di prevenzione e di contrasto contro l’usurpazione del made in Italy”.

Dallo studio delle agromafie emerge anche la trasformazione del fenomeno dell’Italian Sounding, che consiste nella commercializzazione di prodotti non italiani con l’utilizzo di nomi, parole, immagini che richiamano l’Italia, inducendo quindi ingannevolmente a credere che si tratti di prodotti italiani. Come evidenziano Coldiretti ed Eurispes, questo fenomeno è diventato ancora più sofisticato alimentando una vera attività di riciclaggio di denaro: “L’Italian Sounding ha registrato un’ulteriore sofisticata evoluzione: non si investe più solamente sulla creazione all’estero di pseudo-aziende che imitano i nostri prodotti, ma si acquisiscono direttamente antichi e prestigiosi marchi legati alla storia e alla cultura dei nostri territori, li si svuota dei contenuti di conoscenza, tradizione, qualità, sapienza e attraverso di essi si commercializzano produzioni dall’origine incerta, ambigua e spesso pericolosa, così come ambigua è molto spesso la provenienza dei capitali utilizzati per queste acquisizioni. Insomma si è passati dall’Italian Sounding all’Italian Laundering con pezzi interi della nostra economia utilizzati per il lavaggio di denaro sporco”.

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