Agropirateria, Rapporto Cia: campagne all’ombra della criminalità

Le imprese agricole, da qualche tempo, si trovano di fronte una new entry del crimine: i “predoni del rame” che saccheggiano aziende e cavi elettrici, provocando danni enormi ai produttori. Sulle campagne aleggia l’ombra della criminalità che con i suoi tentacoli ha raggiunto un “business” da oltre 50 miliardi di euro l’anno, pari a poco meno di un terzo dell’economia illegale nel nostro Paese (169,4 miliardi di euro). Negli ultimi 5 anni circa 25.000 imprese agricole hanno dovuto chiudere per usura o debiti. Sono i dati allarmanti lanciati oggi da Giuseppe Politi, presidente della Cia-Confederazione Italiana Agricoltori, che ha presentato al Cnel il IV Rapporto predisposto in collaborazione con la Fondazione Humus.

Più di 240 reati al giorno, praticamente 8 ogni ora, oltre 350 mila agricoltori (un terzo del totale) che hanno subito e che subiscono gli effetti della criminalità organizzata. Furti di attrezzature e mezzi agricoli, usura, racket, discariche abusive, macellazioni clandestine, danneggiamento e incendi alle colture, e via discorrendo. Sono solo una parte dei fenomeni che affliggono le nostre imprese agricole.

L’attenzione rivolta dalla criminalità verso l’agricoltura – si legge nel Rapporto Cia – è rilevante perché il settore è un terreno fertile nel quale si può sviluppare un “business” di dimensioni rilevanti. La ragione può essere facilmente ricercata nel fatto che questo particolare e delicato segmento produttivo provvede in maniera sostanzialmente diretta al fabbisogno primario di milioni di persone per garantire loro la sopravvivenza, specie in questi momenti di crisi alimentare. La “piovra” ha nel mirino l’agricoltura e cerca di incrementare i propri affari illeciti esercitando il controllo in tutta la filiera alimentare, dai campi agli scaffali”.

Non può mancare un riferimento all’agropirateria che è una vera spina nel fianco dei produttori e dei consumatori: nel 2011 i sequestri operati dalle forze dell’ordine (13.867) sono più che triplicati rispetto al 2010 e sono stati pari a 1,2 miliardi di euro. Il fenomeno è in continua crescita, con frodi commerciali e sanitarie, falsificazioni, sofisticazioni e contraffazioni vere e proprie. E così il nostro Paese è al primo posto in Europa per le segnalazioni di cibi contaminati e contraffatti, come dimostrato dal recente convegno della Cia a Bari.

A questo si aggiunge il fatto che ogni anno, anche per opera della criminalità organizzata, entrano in Italia prodotti alimentari “clandestini” e “pericolosi” per oltre 2 miliardi di euro. Poco meno del 5% della produzione agricola nazionale. I sequestri da parte delle autorità competenti italiane negli ultimi due anni si sono più che quadruplicati. I più colpiti dalle sofisticazioni sono i sughi pronti, i pomodori in scatola, il caffè, la pasta, l’olio di oliva, la mozzarella, i formaggi, le conserve alimentari.

 

 

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