Alimentare, Mipaaf: torna obbligo di indicazione stabilimento in etichetta

Torna l’indicazione dello stabilimento di origine in etichetta. “Questo provvedimento si inserisce nel lavoro che stiamo portando avanti per dare massima informazione ai cittadini sugli alimenti che consumano”, ha detto il ministro delle Politiche agricole Maurizio Martina, annunciando che l’Italia porterà questa battaglia anche in Europa. Il Consiglio dei Ministri ha infatti approvato questa mattina lo schema di decreto attuativo che reintroduce l’obbligo di indicare lo stabilimento di produzione o confezionamento in etichetta.

Questo obbligo, già sancito dalla legge italiana, era stato abrogato dopo il riordino della normativa europea sull’etichettatura alimentare. Dice il Ministero delle Politiche agricole:  “L’Italia ha stabilito la sua reintroduzione al fine di garantire, oltre che una corretta e completa informazione al consumatore, una migliore e immediata rintracciabilità degli alimenti da parte degli organi di controllo e, di conseguenza, una più efficace tutela della salute”.

etichettaturaL’indicazione dello stabilimento di produzione era “saltata” con l’entrata in vigore del regolamento europeo 1169/2011 per cui era venuto meno l’obbligo di indicare il sito di produzione di un prodotto alimentare: l’indicazione non era infatti compresa nell’elenco di quelle obbligatorie. In Italia però la spinta alla reintroduzione di questa informazione è stata da subito molto forte, poiché il venir meno dell’obbligo di indicare lo stabilimento di produzione e confezionamento è stato considerato un passo indietro per il consumatore. Fra l’altro da una consultazione online che era stata  indetta dal Mipaaf sull’etichettatura dei prodotti agroalimentari (siamo nell’aprile 2015) era emerso che nove italiani su dieci volevano l’origine chiara e leggibile di ogni alimento in etichetta.

Lo schema di decreto sarà inviato ora alle Commissioni agricoltura di Camera e Senato per i pareri. La legge di delega, spiega il Mipaaf, affida la competenza per il controllo del rispetto della norma e l’applicazione delle eventuali sanzioni all’Ispettorato repressione frodi (Icqrf). Il provvedimento prevede un periodo transitorio di 180 giorni, per lo smaltimento delle etichette già stampate, e fino a esaurimento dei prodotti etichettati prima dell’entrata in vigore del decreto ma già immessi in commercio.

“Questo provvedimento – ha commentato il Ministro Martina – si inserisce nel lavoro che stiamo portando avanti per dare massima informazione ai cittadini sugli alimenti che consumano. Per questo abbiamo voluto inserire di nuovo l’obbligo di riportare in etichetta lo stabilimento di produzione dei cibi. Diamo una risposta anche alle tantissime aziende che hanno chiesto questa norma e hanno continuato a dichiarare lo stabilimento di produzione nelle loro etichette. Il nostro lavoro non si ferma qui, porteremo avanti la nostra battaglia anche in Europa, perché l’etichettatura sia sempre più completa. La valorizzazione della distintività del nostro modello agroalimentare passa anche da qui”.

 

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